Giorni fa son partita alla volta dell'ostello della gioventù...gioventù, oddio, ieri nella sala internet c'era una vecchia inglese di ottantamila anni che scriveva una mail con carattere 112. Comunque, ci sono camerate con letti scampati alla seconda guerra mondiale e qualche coraggiosa ci dorme sopra senza metterci manco un lenzuolo. Ci sono tantissime tedesche, son dappertutto i crucchi. Sophie una ragazza molto simpatica è partita tre giorni fa e non vedeva l'ora di tornare a Berlino per mangiare il kebab... ognuno c'ha le sue fisse...
Poi un'altra, Monica, doveva fare assolutamente shopping perchè era il suo ultimo giorno e ho avuto la malaugurata idea di portarla al mercato nel quartiere popolare, perchè a me serviva un'asciugamano.
Lei invece ha deciso di comprarsi tutto lo scibile umano, contrattando ogni peluzzo, necessitando di un parere su tutto. Al mercato discuteva su qualunque cosa, roba che i commercianti sudavano solo a guardarci. Da pirla quale sono ho fatto pure l'errore di parlarle del tempio nelle vicinanze e lei, non perdendo un minuto, ha iniziato a chiedere a chiunque dove si trovasse lo stramaledetto santuario.
Gente che poi ci si è inevitabilmente appiccicata e giuro non c'è possibilità di levarsela di torno.
Ho subito ore di estenuante cammino sotto al sole, dove mi sono irrimediabilmente bruciata la nuca e non posso più dormire supina e ho un raffreddore bestiale perchè qua sudi come una bestia e poi certi momenti tira un vento fortissimo.
Finalmente ora mi spiego perchè gli indiani non fanno altro che scatarrare da mane a sera.
Grazie a tutti i santi alla fine abbiamo preso un taxi per Colaba, ma Monica voleva vedere il sole che scompare nel mare, "alle sei e trenta" mi ha detto, come se si fosse data appuntamento.
Abbiamo chiesto in giro dove fosse il molo che dà sul sole calante ma nessuno qua sa dove cala il sole... mah.
Siamo state lì a guardare questa grossa palla gialla che scompariva nel male circondata da palazzi imponenti, ricordi di favelas e radure lontane. Purtroppo, dopo poco, ho iniziato ad avere i primi sintomi di scottatura molesta, manifestando così la mia voglia di andare in ostello, ma la dolce Monica doveva aspettare un amico con la macchina, a mio parere (oramai sono veggente) il classico pezzone conosciuto il giorno prima.
La mia pelle si è irritata ancora di più. Difatti dopo trenta minuti si è presentato questo nanetto impomatato (evidentemente cascato in una piscina di colonia) che ci ha accompagnato all'ostello nella sua macchina fighetta, tirata a lucido, dove l'aria condizionata segnava 16 gradi, ripeto 16 gradi!
Mi sono surgelata maledicendo ogni kilometro.
Poi non contento di scartavetrarmi le palle con questa tortura ha deciso pure di allietarci con musica "club", ovvero disco/stronza a palla, facendo pure il gesto di ballare quando si fermava ai semafori mentre guidava velocissimo, perchè qua si usa correre come degli invasati, non si capisce bene per andare dove.
In India sto veramente temprando la mia pazienza, certe persone sono così pesanti e insistenti. Nulla è semplice. Per liberarti di una pezza puoi solo sostituirla con un'altra, è un giro di discussioni infinite e cagacazzo irriducibili (n.d.r mi verrebbe da dire che forse è la vita che è un po' così).
Risultato: sono uscita dall'auto ammalata e moccolosa.
Maledetto tamarro! Maledetta aria condizionata! Maledetti crucchi!
Non mancano però pomeriggi lieti a raccontar sciocchezze nella sala comune, attraversata sporadicamente da topazzi giganti e scarafaggi grossi come un pollice di Tyson. Con Sophie sono pure andata al maestoso albergo a 5000 stelle, il Taj Mahal e, per assurdo, visto che siamo bianche, ci fanno entrare dappertutto.
Giustamente Sophie mi fa notare che qui possiamo regalarci una bella pisciata di tutto rispetto nei maestosi bagni dell`hotel, elegantissimi vi assicuro, andatevelo a guardare su internet.
Abbiamo pure fatto la mossa di essere interessate ad una stanza e nel depliant c'era la barocca suite reale, prezzo su richiesta: quando vi farete una storia con quel vecchio rincoglionito di Mick Jagger mi saprete dire...
Insomma, è finita la mia esperienza a Mombay, parto per Calcutta stasera, trentasei ore di treno.
Arriverò uno schifo.
Comunque in ostello mi sono proprio divertita. Gente da tutto il mondo che si ricarica viaggiando, perchè qui son quasi tutti contenti e amichevoli. Ieri sera parlavo con un'austriaca pazza, in giro da sei mesi, che rollava canne in continuazione e parlava un fluentissimo inglese intervallandolo con il tedesco. Informatissima su tutti gli usi e costumi dell'India e piena di aneddoti. L'unica turista che ho incontrato vestita veramente semplice, non come noi altre che ci riempiamo di ninnoli indiani risultando un po' ridicole.
Io oramai opto per il sobrio stile Bruce Chatwin, che è il metro delle mie scelte. Quando sono indecisa mi chiedo: "Cosa farebbe Chatwin?" (volo alto...hahahha), poi penso che non è bene fidarsi visto che è morto di HIV, e quindi consiglio di non fare proprio proprio tutto quello che faceva il buon Bruce (pace all'anima sua) o almeno consiglio l'uso del profilattico (oppure fatevi le pere con la vostra personale insulina)...Fatto sta che in ostello mi sono sentita a mio agio e potrei viverci per mesi. Il Salvation Army mi fa pensare alla frase "Oh, arriva l'esercito della salvezza" che mi ha fatto sempre ridere. Qua ci sono persone che vivono in America ma sono francesi e ora son di passaggio in India, gente che non ha casa da nessuna parte, i figli degli hippies, giapponesi che si girano tutto il mondo, gente che scappa da delusioni d'amore, coppie che coronano il loro amore, amiche che abitano una in Turchia e una in Svezia e si incontrano qui e poi una che pretende di vestirsi come Chatwin che guarda tutto stupita e sudata.

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