domenica 15 maggio 2011

Strawberry fields forever

Le pacifiche giornate di campagna mi riportano all’infanzia o comunque alla mia vita su in montagna. La famiglia che mi ospita si è arresa al fatto che sono un animale e che mi accontento di stare sotto a un cocco ad osservare il mondo. Vedo in lontananza la giungla più vera, che è impenetrabile e piena (dicono loro) di pericoli. Li faccio tutti scompisciare dal ridere perchè ho deciso di imparare il malleali. Devo dire che mi trovano molto buffa, anche quando cammino per casa ridono come pazzi, mah...Adesso so dire: mucca, pollo, è troppo, cocco, banana, cos’è questo, fiume e tutte le parole che ti capita di usare nella foresta.
Immaginate i discorsi: “Bel cocco!” o “dove sono i polli?”, “vado al fiume” e “lavo le mutande”… sono a un passo dal discutere di Kant. La mamma (Cecilie) si è messa quasi a piangere quando tentavo di dire acqua, che qui è pronunciata tipo: uaà laà e io continuavo a dire “voilà” tipo alla francese. Passo le mie giornate a guardare Cecilie che spignatta e mi dice tutti gli ingredienti in malleali. Ha pure un soprannome per me, ora sono Flora cuttì, che vuol dire Flora bebè.
Da drogata di schifezze quale sono, oramai i’m addicted della marmellata indiana che consiste in una gelatina rosa fosforescente dolcissima con dentro tutta la frutta esistente in india: l’Happy Jam. Sono arrivata a mangiarla con le mani, anzi adesso vado a riprendere il barattolo. Un’altra schifezza gustosissima è il gelato alla fragola, è rosa-baby e te lo compri per strada su carretti dal sapore anni cinquanta. Se sei fortunata c’hanno pure il pistacchio. Ti mettono questa grossa palla di gelato su un misterioso cono arancione acceso che diventa molle dopo due secondi in mano, me piace!
Ah e il miele, non ho parole per spiegare quant’è buono il miele qua, e i pancake di riso, e il chapati, e i dosa con la tapioca, e i the di latte di vacca casalingo, e il chili nell`olio di cocco (che è il massimo!), le banane al vapore, la zuppa di cocomerone bitorzoluto, il latte acido da mettere nel riso... i love indian cook! La cucina indiana è spesso fornita di fuoco, una specie di camino nella cucina: adoro il fuoco nella cucina, è veloce, pratico e non ti stanchi mai di guardarlo.
Non è la scomoda cucina economica ma è una specie di camino da giardino.Una casupola con un ripiano di pietra all’altezza del ventre, una galleria dove infilare la legna e un ferro per reggere il
pentolone. Il forno (economico e non) non esiste, forse è in uso solo nelle zone temperate. Qui la cucina è istantanea! Rimangono poi sui ripiani le onnipresenti ciotole piene di cibo, semi coperte,
e vedi insetti di tutti i tipi che cercano di entrare nelle pietanze e spesso ce la fanno.
È normale filtrare il latte dai moscerini e ho trovato formiche annegate ovunque, se ti preoccupi degli insetti che entrano nei piatti non mangi più. E ho abdicato a diventare magra, a me piace magiare tutto lo scibile umano…Fatemi magnàààààà.
E un grazie a queste meravigliose, pazienti e comprensive donne dell’India.

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