sabato 7 maggio 2011
Marx e l'oppio alla faccia dei popoli
È notte, sono nel Kerala. Ho preso il treno che da Madgaon mi porta a Ernakulam, una ridente città a solo quindici ore di viaggio verso sud. Ho lasciato la mia zingara, che nell'ultima settimana mi ha adottato, facendomi mangiare e riposare nella sua capanna: l'ho seguita per mercati e strade, cinque passi indietro, non perdendo mai il suo capo coperto e il tintinnare delle cavigliere.
Ho lasciato anche il sicuro ristorante di Sudhir, ora non ho più una guardia del corpo. Ma devo andare.
In treno ho conosciuto finalmente le fantomatiche comitive di americane viaggiatrici, ma andavano in una città dopo la mia (n.d.r e te pareva oh!). Simpatiche, proprio come ti aspetti una combriccola di americane in vacanza in India. Nello stesso scomparto ho incontrato una singolare coppia europea: lui francese, sui quarantacinque anni, timido, con la faccia da viaggiatore consumato; lei russa, bellissima, sgodevole, molto giovane, annoiata a morte o schifata.
Il francese era completamente assoggettato a lei e le massaggiava pure i piedi, mi ha urtato i nervi. Ma i miei nervi sono poco stabili di fronte ai sentimenti amorosi (sia miei che altrui).
Guardando fuori dal finestrino ad un certo punto finisce la miseria e inizia un verde squillante, bellissimo e fiumi a perdita d'occhio: il Kerala sembra il paradiso terrestre.
C'è molta meno spazzatura nelle strade ed è pieno di animali che pascolano in questi prati rigogliosi.
È appena iniziata la stagione delle pioggie e di pomeriggio piove a secchiate; poi le nuvole scompaiono, ritorna il sole, l'arcobaleno, la nebbia, il caldo, i grilli e le cicale che cantano sempre come pure le rane e gli immancabili muggiti. Gli alberi sono stracolmi di frutti: cocchi, banane di qualunque dimensione, ananas, manghi, papaje, uno strano cocomerone bitorzoluto che penzola dappertutto, caffè, the, tamarindo e chi più ne ha più ne metta. Se ti allontani per pochi chilometri dal paese c'è la giungla più vera.
Sono in una fattoria nella foresta, una simpatica casetta che da su un fiume, dove ci puoi lavare i panni e ti ci lavi pure tu se ti piace.
Qui si mungono le mucche e si portano a pascolare le capre ed è così la giornata scorre via, pacificamente...
Sono tutti molto credenti e in giro vedi sempre l`immancabile chiesa/tempio/moschea.
Mi ha stupito una cosa: nella regione dev'essere tempo di elezioni ed è un fiorire di falci e martelli mai visti!
Qui dio e il comunismo convivono allegramente alla faccia dei marxisti. (n.d.r. Il Kerala è un po' l'Emilia Romagna indiana, i due partiti più grossi sono quello comunista e quello socialista e ha il tasso di alfabetizzazione più alto dell'intera nazione così come quello di corruzione più basso).
E mentre mi portano in giro a vedere chiese e monumenti cristiani, devo dire che tutti questi santi e apostoli sono oramai vecchie conoscenze e mi sembrano così stanche di stare nella parte...
Quando vedo la sacra famiglia mi sembra che tutti e tre non vedano l`ora di andarsi a fare un giro, annoiati dalla loro condizione. Anche qui come nel resto dell`India (della poca India che ho visto) ti chiedono se bevi o fumi come se ti chiedessero "Stupri le pecore in piazza?". Sono convinti che il passo tra la bottiglia e diventare il mostro di Milwaukee sia brevissimo. Non hanno capito che che se sei una testa di cazzo lo sei anche da sobrio, come se la deficienza fosse un lato negativo acquisito con delle sostanze e non perchè sei coglione da solo. Ma tant'è...io mi tengo la mia faccia di bronzo, che oramai è la mia migliore amica e fumo senza farmi troppo vedere e brindo a un dio a cui non credo.
E se la religione è l'oppio dei popoli, credo sia giunta l'ora di passare all`oppio.
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