Prima di partire ero convinta che un mondo dove sedevi accanto a carretti di gelato come nei fumetti di topolino, le bottiglie di fanta degli anni 70, gli alberghi pulciosi con gli scarafaggi, i taxi con le nappe sui vetri, i risciò, le collane di fiori veri, il camino in cucina, i pastori al pascolo, riposarsi in ristoranti semidistrutti mangiando su foglie di banano, vedere camerieri scalzi e semi nudi, prendere il the sul treno da un boyler del `50, dormire su una cuccetta stinta accanto a un ventilatore polveroso e decrepito, passaggi a livello che come leva hanno un grosso masso, camion dipinti a mano, informazioni scritte accuratamente a tempera sui vetri degli uffici, mercati lerci e puzzolenti all'inverosimile, quelli che ti scrivono la lettera per strada, bambini che salutano i treni…oh sì, questo e molto altro, che dimenticherò nella bambagia europea.
Insomma ero convinta che, come tutto quello che ti immagini prima di vederlo, fosse un mondo perduto nei libri e nei film, filtrato dalla tv.
No, esiste davvero. Quello che hai solo letto, romanzato, qui c'è…
Io credevo di trovare, come da noi, un mesto riciclo del passato. Mi aspettavo un'India scalpitante lanciata nel futuro. Sì forse in qualche luogo è così, qua e là, qualche triste centro commerciale o ufficio spaziale nel mezzo dell'inferno… ma il resto è un eterno viaggiare con Verga, Pasolini, Flaiano e tutti quegli scrittori, registi e artisti di serie a e b che ci hanno fatto vedere un mondo oramai sepolto.
Qui è vivo, brulica incessantemente.
E ora? Mi aspetto di tornare in Italia e vedere Rosso Malpelo nelle miniere, le maestre di Cuore nelle scuole, dal treno vedere L`uomo dal fiore in bocca e le contadine di Fontamara. Viaggiare nel mondo e incontrare Ragazzo negro o Chatwin in Patagonia e prendere il piroscafo con Poirot… per un attimo mi sono sentita L`uomo del monte con i suoi ananas….
E, se avessi finito di leggerli o comprenderli pienamente, in questi mesi avrei cercato Lara come Zivago, preso il battello con Huck Finn e inseguito il capitano di Whitman.
L'India è un viaggio in quello che ti immagini.
L'India è un luogo della mente, ma nel contempo è vera, è reale…
Ho di nuovo dei sogni e vorrei viaggiare per vedere se il Kenia è quello di Karen Blixen, se Coney Island è quella di Woody Allen, se le autostrade negli States sono quelle di Bruce Springsteen, la Parigi di Paolo Conte, la Praga di Hrabal e l'Egitto di Indiana Jones.
Quanto sarebbe bello vedere tutto questo?
Non pensate valga la pena vivere solo per poter osservare quello che, in fin dei conti, sognamo durante tutta la nostra quotidiana vita?
Il Treno ha fischiato e io ero su quel treno, alla faccia di Pirandello!
Per un attimo ho anche visto Peachy e Dravot adentrarsi nell`Himalaya!
Ciao.
lunedì 27 giugno 2011
Monsoni times ("times" letto alla bulgnais tipo "vanesss")
È iniziato in silenzio…un giorno cos+… un caldo atroce che friggeva le uova, poi nebbia fitta di acqua e pioggerella fastidiosa e poi pioggia da brughiera che finalmente smorza il caldo e infine una notte carica di acqua senza stop. Vento che porta ondate di pioggia fresca. Mi dico: “Esco con le scarpe chiuse”. Poi guardo fuori dalla finestra e mi pare che l`acqua arriva alle caviglie, “No, ciabatta” ripenso. Poi vedo un povero cristo che attraversa la strada con l`acqua fino al sedere!! Oh il tipo è un nano!
Tutte le stradelline del quartiere sono inondate. Non so come sono messe le strade principali, che da qua non si vede nulla, sento solo qualche clacson, raro.. strano!
Vedo galleggiare tutta quella spazzatura che nei giorni di secca se ne stava maleducata sulle strade e adesso è lì che nuota in questo mare e domani devo prendere il treno per andare a Lucknow (città a un giorno di treno da qui) mia ultima tappa dell`impresa. Come faccio ad andare in stazione? Come fa stà gente?
Oggi in effetti non gira nessuno, quello del pane ad esempio latita…vabbè che chi lo ha mai visto?!
Sento il campanello, corro che son curiosa come una bestia di sapere che cosa hanno portato e chi, e quel maledetto non c'è mai! Solo il pane nel cartoccio sulla grata della porta. Quello del latte idem, la busta sulla grata. Vorrei vederli questi fantomatici fattorini: breadman e milkman…
Poi c'è quello che pulisce il cesso... ve lo dico! Entra bello scalzo con la sua scopetta di rami in mano e Gublu varie volte ha tentato di azzannarlo, e rido come una pazza perchè sembra una sit com:
Vedo galleggiare tutta quella spazzatura che nei giorni di secca se ne stava maleducata sulle strade e adesso è lì che nuota in questo mare e domani devo prendere il treno per andare a Lucknow (città a un giorno di treno da qui) mia ultima tappa dell`impresa. Come faccio ad andare in stazione? Come fa stà gente?
Oggi in effetti non gira nessuno, quello del pane ad esempio latita…vabbè che chi lo ha mai visto?!
Sento il campanello, corro che son curiosa come una bestia di sapere che cosa hanno portato e chi, e quel maledetto non c'è mai! Solo il pane nel cartoccio sulla grata della porta. Quello del latte idem, la busta sulla grata. Vorrei vederli questi fantomatici fattorini: breadman e milkman…
Poi c'è quello che pulisce il cesso... ve lo dico! Entra bello scalzo con la sua scopetta di rami in mano e Gublu varie volte ha tentato di azzannarlo, e rido come una pazza perchè sembra una sit com:
-Suonano alla porta, il cane si allerta, Shree apre la porta, Gublu scatta e si sentono solo, oltre quella porta che mi copre la vista, grida di dolore “Haaa! Haaaaa!”.
Poveruomo, già fa tanto di andar giù col randazzo nel wc (presumo poi, non l`ho mai seguito). Shree mi dice sempre :”Vuoi che pulisca anche il tuo?”, ma sinceramente non mi è chiaro perchè uno debba dar di scopa dentro al water. Poi ho pensato "bho, forse ammazza animali strani che escono dal cesso". Io ad esempio convivo con un geco gigante che vive sulla parete sud tra la libreria e l'angolo ovest e quando sa di essere in vista si appiattisce come una pizzetta e così si sente al sicuro. No, lo vedo benissimo, come ora vedo la sua codina che fa capolino dalla mensola dei libri tra Twain e Wodehouse. La verità è che qua c'è uno per tutto.
C'è quello che lascia il "Telegraph" a terra, poi puntualmente passa il cane che si mangia tutta la prima metà pagina e ti lascia il resto sbavato e talvolta zampato di piscio. Una delizia.
Poi c'è la cuoca…che ridere! Oh lei cucina e basta, poi Gublu può pisciare e cagare ovunque che lei non si sogna minimamente di coprirli col Telegraph, che mi ostino a leggere pure da terra bagnato di urina. E se lo fa è talmente scoglionata che pare proprio non essere il suo compito. Le scansa. E malgrado quella dei pavimenti, quello dello sciacquone, la cuoca, il portinaio (che dorme sulla banda in giardino), quello del latte, quello del pane, quello del giornale e forse qualcun'altro che è sfuggito al mio sguardo distratto, la casa rimane sempre anarchicamente indiana.
Il lassismo si respire come questa umidità. C'è una pigrizia di fondo che traspare pure da questi mobili in disuso, da questi libri polverosi, sulle pareti unte della cucina e nei rivoli calcarei in bagno… tutto così stantio. E ci si rotola qua e la nella pigrizia di questo tempo.
Questo prepotente tempo indiano che vince su qualunque buona volontà, che corrode tutto. Caldo atroce poi pioggia battente.. tutto fa sì che si ciondoli da mane a sera.
Credo sia impossibile vedere un'India stressata e indaffarata. I tempi sono in un caos placido. Finirà il monsone, si, e mi fanno presente che questa è solo una depressione premonsonica.
Poveruomo, già fa tanto di andar giù col randazzo nel wc (presumo poi, non l`ho mai seguito). Shree mi dice sempre :”Vuoi che pulisca anche il tuo?”, ma sinceramente non mi è chiaro perchè uno debba dar di scopa dentro al water. Poi ho pensato "bho, forse ammazza animali strani che escono dal cesso". Io ad esempio convivo con un geco gigante che vive sulla parete sud tra la libreria e l'angolo ovest e quando sa di essere in vista si appiattisce come una pizzetta e così si sente al sicuro. No, lo vedo benissimo, come ora vedo la sua codina che fa capolino dalla mensola dei libri tra Twain e Wodehouse. La verità è che qua c'è uno per tutto.
C'è quello che lascia il "Telegraph" a terra, poi puntualmente passa il cane che si mangia tutta la prima metà pagina e ti lascia il resto sbavato e talvolta zampato di piscio. Una delizia.
Poi c'è la cuoca…che ridere! Oh lei cucina e basta, poi Gublu può pisciare e cagare ovunque che lei non si sogna minimamente di coprirli col Telegraph, che mi ostino a leggere pure da terra bagnato di urina. E se lo fa è talmente scoglionata che pare proprio non essere il suo compito. Le scansa. E malgrado quella dei pavimenti, quello dello sciacquone, la cuoca, il portinaio (che dorme sulla banda in giardino), quello del latte, quello del pane, quello del giornale e forse qualcun'altro che è sfuggito al mio sguardo distratto, la casa rimane sempre anarchicamente indiana.
Il lassismo si respire come questa umidità. C'è una pigrizia di fondo che traspare pure da questi mobili in disuso, da questi libri polverosi, sulle pareti unte della cucina e nei rivoli calcarei in bagno… tutto così stantio. E ci si rotola qua e la nella pigrizia di questo tempo.
Questo prepotente tempo indiano che vince su qualunque buona volontà, che corrode tutto. Caldo atroce poi pioggia battente.. tutto fa sì che si ciondoli da mane a sera.
Credo sia impossibile vedere un'India stressata e indaffarata. I tempi sono in un caos placido. Finirà il monsone, si, e mi fanno presente che questa è solo una depressione premonsonica.
È così umido che pure la carta dove sto scrivendo ora assorbe l`inchiostro acquosamente allargando i contorni dello scritto.
Che si fa oggi? Nulla, c'è il monsone, si fa la ruggine piano piano.
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venerdì 24 giugno 2011
Un po' di critica televisiva (ma ci sarà un Aldo Grasso indiano?)
Oggi vorrei tanto uscire a fare un bel giro ma come faccio? Devo prendere degli antistaminici? Ho letto su interrrnet che può essere una forma di cancro… al solito ti lascio il mio corpo da scienza e le mutande alte, ok? Vabbè, dopo ci penso.
Ah, poi ieri si è presentato a casa questo fantomatico Pablo, così senza telefonare, nulla. Che tipi! Mi pare uno simpa e parla velocissimo con tutti gli accenti spostati. Essì perchè gli indiani spostano gli accenti delle parole inglesi, tipo monkey ha 1`accento alla fine e diventa "monchì" o orange juice diventa "ora'ngiùs'"
ma che è? Si risolverebbe tutto parlando lentamente, ma non gli entrava nella capoccia.
Che gente gli indi. Arriva, accende il pc di Shree, arriva poi un'altro (tale Chico) e poi mette la musica dal cellulare e parla al telefono e fuma e parla e gira per casa (come fa il Carlo, hai presente?)…
E qui ho avuto l`ennesima conferma: loro sono, sì, molto insistenti e super invadenti, però di rimando sono pure molto pazienti e accettano quasi tutto, passivamente, tranquillamente e io apprezzo molto quest'altro lato della medaglia. Insomma non hanno i convenevoli europei, se ti conoscono bene (e lui Shree e Chico si conoscono da millenni), casa tua è veramente casa loro e il "padrone" di casa pazienta e non dice nulla.
Shree stava sulla poltrona e guardava "Xmen Wolverine" (urendo!), con una faccia fissa. Io passavo a tratti dicendo "Shreen è una cagata! Cambia canale". Mentre guardavamo il film le ho detto "Ecco in Italia questa la chiamiamo cagata". Lei guardava il televisore e diceva "What cagata!!" poi con l'occhio spento ripeteva "cagata". Mi fa morir dal ridere Shree, è veramente simpatica , ha un gran senso dell'umorismo ed è dotata, come la stragrande maggioranza di indiani, di una tolleranza celestiale.
Dopo qualche birra, i due bregaz (Chico e Pablo, ti sembrano dei nomi?) mi fanno "Yeeee! E dopo party!", io faccio la figa e dico "Yeeeeeeeeeee! Certo!" battendo cinque e pugni chiusi come quelli di Beverly Hills.
Poi ci mettiamo tutti insieme a vedere "Xman quindici" e mi addormento sulla poltrona, dopo dieci minuti, ripeto DIECI MINUTI.
Erano le nove e cinquanta.
Che chiavica!!
Ti immagini ?
Avranno detto "Ammazza che vita questa dall'Italia!" hahahhah.
Loro invece hanno resistito a parlare e scherzare per un bel po', ridendo di me magari, chissà… e comunque avrebbero le loro buone ragioni!!
Io in camera, nuda, sotto al ventilatore con l`asciugamano umido che dormivo come un sasso. Stasera dice che tornano tutti insieme e spero di durare fino alle undici…Poi chissà se è vero che passano, non capisco mai se è un appuntamento, se sì, se no, se ci sono, se dicono tanto per dire… boh!
Dammi dei soldi o ti spacco disse l'autista del bus
Gublu ha appena cagato nella mia stanza! Che dici, è un intimidazione? Mi minaccia? Porco di un cane! Stamane mi sono svegliata con un nuovo amico, l`orzaiolo piu` molesto della mia vita. E visto che secondo me è parente dell`ascesso che ho avuto un mese fa e pure cugino di un fastidioso gonfiore che ho avuto la settimana scorsa alla mia signorina, finalmente l'ho trovato! Quello che starà con me per sempre! Mmmmio marito! Lo staffilococco!
E ora per eliminarlo, da mantide quale sono, sto usando ritrovati ayurvedici che quando applico le due gocce nella cornea brucio e urlo di dolore, ma spero sia l`effetto della disinfezione.
Comunque, incurante di mio marito, vado a prendere l'autobus per andare in centro.
I bus sono belli tanto quanto i camion, con le destinazioni dipinte a mano e quelli che urlano fuori dal portello frasi che sentite sembrano dire tipo "OWAOWAOWAOWA!!!"
Ti ci buttano dentro come un sacco e poi ti fanni il gesto del: "Dammi i soldi o ti spacco", sono parecchio diffidenti i commercianti e simili. Alla fermata c'erano due signori e tre capre.
Legate al paletto della banchina, che è cosa rara qui, perchè ti fermi un po' dove vuoi a prendere il bus, se lo prendi bene, se no vai a cagare. Erano li con i loro bei collari a sonagli.
Insomma non so se ste tre capre dovevano prendere il bus, e se si dove mai andavano? Fatto sta che il mio non l`hanno preso.
Mi fermo davanti al Victoria Memorial, un museo aperto all'inizio del 900 in memoria dell'omonima regina, che troneggia all'entrata maestosa! In questo parco immenso regna la statua in bronzo di questa cicciona con la faccia severa che tiene in mano la palla del potere (come i papi). Per entrare devi superare una cancellata con le solite mille guardie e metal detector. E proprio lì, seduto sul marciapiedi, c'era uno che teneva a guinzaglio due macachini. Vuole da me dei soldi e per ripagarmi le scimmie balleranno per me.
Io gli do' dei soldi ma rifiuto di veder ballare le povere bestie. Lui ovviamente non mi caga di striscio e alza la bacchetta, che, evidentemente, doveva far scatenare la scimmia in questa fantomatica "monkey dance".
Il macaco guarda dapprima stupito la bacchetta, poi annoiatissimo e con quello sguardo intenso di scimmia pare pensi: "Balla tu pirla!". Mi ha fatto morire dal ridere, poi si e` messo a grattarsi le palline (il macaco non il tipo). Il padrone in realtà era molto amorevole con le due creature e me ne sono andata serena.
Passata l`obesa si entra nel museo. Pieno di quadri e disegni sull`India coloniale.
C'è pure una sala con la ricostruzione di Kolkata presumo, prima dell'avvento inglese. Case di legno dal sapore orientale e gente seminuda che cammina coi cesti in testa.
Mi ha messo un po' di malinconia perchè penso a quanto sia stato traumatico per un popolo l'occupazione aggressiva di una società diversissma, per altro.
Uccelli, all'interno, solcano la cupola del museo. Al sentir cinguettare ho pensato che fossero quei citofoni, di cui l'India è piena, che fanno i versi degli uccelli, non so a cosa servano, ma esistono. Poi ho realizzato che erano passerotti veri: su due bellissimi portoni cesellati e dismessi, in un angolo, frullano di continuo scoiattoli che si inseguono l'un l'altro.
Insomma il Victorial Museum è pieno di bestie.
Gli scoiattoli poi sono adorabili, e, come diceva uno "sono solo topi con la coda pelosa e proprio per questo attributo superfluo li amiamo", arrivando poi alla conclusione che l'uomo ama esclusivamente il superfluo. Vedete voi, daltronde pure i pavoni non sono altro che tacchini con la "pavona".
Al piano superiore c'erano meravigliosi quadri e disegni dedicati agli dei hindu.
Uno bellissimo, con la mia preferita, Kali, tutta nera con la lingua da fuori e le mani e i piedi rossi, con quell'elegante collana di testine baffute e il gonnellino di braccia sanguinanti e in mano tiene pure una testa decollata di un ometto coi mustacchi, anche lui sanguinante. Poi Shiva, Devi e la sala con le personalità importanti dell`India, dal Mahatma a Raju Gandhi… insomma il museo è molto piacevole e fresco, ve lo consiglio. Se non altro per gli scoiattoli.
Fuori nel parco coppiette amoreggiano e ho pure fatto un calcolo veloce che per ogni coppietta appartata c'è un guardone dietro al cespuglio. Giuro!
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lunedì 13 giugno 2011
Il Ganghe!
Calcutta o Kolkata è veramente bella. È un intreccio di ricordi coloniali e decadenti, palazzoni e vecchi quartieri che cadono a pezzi. Nelle intricate strade della città vecchia sono sempre troppo impegnata a guardare tutta la vita che si apre davanti a me che dimentico di guardare in alto. Ma quando il mio sguardo volge al cielo, vedo finestre che un tempo potevano essere quelle dei maraja, a punta, con decori in legno e grandi verande pricipesche, ora nere fumo e semi distrutte, dove penzolano lunghi sari e stoffe multicolori.
Ogni due metri incontri venditori di cibo, con pericolosissime padelle di olio bollente e friggono friggono, ci infilano tutto, sembra il calderone di Harry Potter. Innumerevoli "bibbitari" da cui alla faccia della dissenteria mi servo di continuo per bere soda e limoni e mangiare fette di cocomero e papaja.
Sono una manna visto che qui fanno quarantacinque gradi con un'umidità del novanta per cento, l'aria è rarefatta e polverosa. Polverosa anche perchè in certe zone (sempre della parte vecchia) alcune strade sono di terra battuta e certi enormi bilici (n.d.r. non so cosa intenda) passano sollevando nebbia . I camion indiani sono uno spettacolo, dipinti a mano, con scritte dal sapore antico che dicono "L`India è grande" e hanno emormi occhi disegnati sulle fiancate, dee e vacche: sono arte pura!
Vedi orde di uomini con canotta e lenzuolino che in testa hanno tutti tipi di cesti e scatoloni rifoderati di stoffa.
Ho pure visto uno che sulla capoccia portava una cucina! Il forno per intenderci, della Kenwood a esser precisi, ti rendi conto? Ho pure visto un esercito di uomini seminudi (saranno stati una ventina) che si facevano largo nella strada piena di risciò, taxi, vecchi bus, metro, bici scamparlente… con enormi cesti pieni di banane in testa. Sembrava carnevale. Sempre in questa meravigliosa parte antica c'è un enorme moschea che è attorniata da negozi di musulmani che vendono per lo più vestiti, soprattutto femminili.
Fanno molto ridere queste botteghe perchè vedi appese nelle vetrine questi "sacchi" neri o grigi, giusto con qualche perlina e copricapi (velati, che coprono tutta la faccia) dei medesimi non-colori. Mi domando, perchè tanta scelta?… Son tutti uguali.
I mercanti hanno tutti lunghe barbe senza baffi e stanno sdraiati dentro agli esercizi dove si entra rigorosamente scalzi e ci si svacca su materassi che occupano tutto il calpestabile.
Insomma macino kilometri tutto il santo giorno e mi perdo in dedali di fiere assurde.
Strade così fitte che ci si cammina addosso.
Ho beccato pure la parte di smercio dedicata ai bracciali e gioielli, che in India sono una vera e propria istituzione. Oro e colori a perdita d'occhio, sembrava la caverna di Alì Babà.
C'è così tanta roba da vedere che non sono riuscita a comprare nulla, sono troppo impegnata a guardare e alla fine torno a casa stravolta e sporca. Riesco solo, talvolta, a mangiare, ma più di tanto non riesco a fare, è tutto così diverso.
In ultima ieri sono andata sul Gange (il Ganghe, come lo chiamano qui, e, nella zona di Kolkata, Hoogly river).
Per lunghi tratti è impossibile scorgerlo, ma son riuscita a trovare un punto dove, se passi dei binari di una stazione che pare in disuso, puoi passeggiare in tranquillità sulle rive.
Sono entrata da una sorta di antica costruzione a tempio piena di uomini (sempre con l'asciugamanino e basta) che giocavano ad una specie di dama indiana, chi pregava, chi mangiava, chi chiedeva l`elemosina….
Addentradomi definitivamente mi si è aperto davanti il maestoso Gange!
Scendo una scalinata che si tuffa nell`acqua, sporca e piena di plastica e fiori che galleggiano pigramente insieme. Ho visto pure uno vestito da bancario, con i pantaloni tirati fin su alle ginocchia che pregava con gli occhi chiusi e con un anfora piena d`acqua rivolta al cielo… per un attimo ho avuto il terrore che se la bevesse, no, l'ha riversata nel fiume, si è benedetto ed è andato via con la sua ventiquattrore.
Si facevano il bagno pure una miriade di altre persone tra cui un gruppo di donne, vestite, che quando uscivano dal fiume si sdraiavano: ad ogni gradino e con un pezzo di coccio in mano disegnavano un semicerchio per terra, immagino per omaggiare qualche dio o vattelapesca!.
Infine, una cosa sia bellissima che triste. Lungo tutta la riva che son riuscita a vedere è affollata di statue fatte con una tecnica simile alla nostra carta pesta (suppongo che siano specie di "foglie di corteccia" mischiate con colla e farina). Sono buttate in qua e in là, semi distrutte, con addosso ricordi di stoffe preziose, ammantate di decori e ornamenti. Shiva, Devi, Kali, vacche, cani, elefanti, Ganesh e chi più ne ha più ne metta… che guardano punti fissi lontani con la faccia che casca a pezzi. Shree mi ha detto che usano (immagino quando sono nuove) farle galleggiare sul fiume durante certi festival religiosi e poi a festa finite si lasciano tramontare sulle rive, il tempo le distruggerà. Io trovo che tenerle un po' più da conto sarebbe meglio, metterle a riparo da qualche parte, ma forse è un punto di vista occidentale o da restauratrice.
Sono manufatti molto particolari, decisamente pacchiani.
Il fiume è veramente poderoso e avrei voluto vederlo un tempo, pulito, e immergermi nelle sue acque benedette e purificare la mia maledetta anima!.
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venerdì 10 giugno 2011
Cammina cammina...
Ieri sono tornata tardi a casa con la metro, dopo una giornata passata a camminare come un mulo, e non ho capito perchè arrivata a destinazione nessun risciò era libero.
Così, contrariamente a qualsiasi consiglio autoctono, decido di andare a piedi anche perchè avevo pure contrattato la corsa con il solito tassista rapinatore, ma non è andata bene. A cagare stì culi pesi!
Vado dritta per la mia strada, non sapendo assolutamente dove andare perchè la cartina che ho non è dettagliata (mooolto utile) e chiedere a qualcuno è decisamente imprudente, perchè sono capaci di mandarti uno di qua e l'altro dalla parte opposta di modo che giri come una baggiana per ore.
Mentre cammino, già alterata dal non aver trovato nessun risciò e aver incontrato il tassista ladro, mi parte la ciabatta che si apre in due… sono scalza su questi sospetti marciapiedi costellati di sputi.
Inizio ad imprecare (e questa è per mia sorella) come il medico (Helmer) de "Il regno" di Lars Von Trier che sale sul tetto dell`ospedale e grida "La Danimarca! una cacata di gesso nell'acqua!! danesi maledetti, danesi canaglia pezzenti!" mentre io mi rivolgo all'India!
Insomma cammino con una sola scarpa vaneggiando come un'invasata, sudata e sporca… decisamente in sintonia con la strada quando vedo passare un risciò man, ovvero il risciò a bicicletta: questi steli d'uomo che faticano come muli tutto il giorno.
Visto che mi ero persa, chiedo (imprudente che sono), dov'è la mia zona e lui dice che mi ci porta per trenta rupie. Accetto, mio malgrado, perchè mi ero ripromessa di non usufruire mai di questi poveracci.
Salgo e lui è lì che fa una fatica bestia, per un certo tratto di strada siamo pure contromano su uno stradone tipo tangenziale (indiana mica bolognese). Ho visto la morte in faccia… io che dondolavo e brandivo la mia defunta ciabatta e questo pover'uomo sudato come una bestia che spingeva, alla ricerca della tomba sulle interurbane di Calcutta.
Dopo innumerevoli stradine, incroci, doppie corsie arrivo alla mia rotonda e devo dire che sono le trenta rupie meglio spese della mia vita. Mai visto uno guadagnarsi da vivere facendo tanta fatica, sono degli eroi.
Pensa che il quartiere vecchio di Kolkata è l`ultimo bastione dei "tana rickshaw" (ho letto sulla guida che si chiamano così) ovvero quelli che portano la carretta a piedi e a volte caricano certe ciccione...uno spettacolo straziante. Ho pure visto un vecchio sui settanta/ottant'anni che trainava un risciò con tre persone.
Finchè non lo vedi non puoi capire...poracci!
mercoledì 8 giugno 2011
Assalto alla diligenza
Mentre pagavo per una ciotola di riso sono stata raggirata da un maledetto babbeo che mi ha rubato 100 rupie con la scusa che non aveva il resto ed è scomparso. Se non hai i soldi contati ti senti sempre dire che non hanno il resto, dubitate gente! Sembra sempre che siano a corto di banconote di piccolo taglie in modo che sia impossibile darti quanto dovuto. Come quel libro "Ho servito il re di Inghilterra" di Hrabal, dove il protagonista dal binario vendeva salsicce a quelli sul treno e faceva sempre il gesto di cercare le monetine finchè il treno non partiva e lui si teneva allegramente i soldi.
Poi, a una fermata nel nulla scendo a fumarmi una sigartetta e mentre sto li tranquilla mi sento tirare per il colletto: è la polizia ferroviaria. Mi intima di seguirla nel vagone riservato alla sicurezza, io sudo freddo e mi chiedo mai che pena dovrò pagare per aver fumato in stazione...per inciso ve lo dico, è proibito.
Puoi pisciare in stazione, puoi cagare in stazione, puoi sputare, dormire, vomitare, buttare tutta l'immondizia che vuoi ma non fumare! L'ho fatto presente ai poliziotti, che si sono fatti belle risate e poi tutti circospetti mi hanno fatto: "Non e` che c`hai una sigaretta europea?" Ma vaaaaaaaa! Cioè questo grullo voleva solo una sigaretta e quando gli ho mostrato le sigarette indiane (che sono identiche alle nostre tra l'altro..) deluso mi ha detto "Ohhh, no speravo sigarette italiane". Insomma chissà che c'è per lui nelle nostre sigarette...mah.
Poi quando hanno scoperto che viaggiavo da sola mi sono ritrovata con la scorta, tutti stì baffoni che mi circondavano e mi facevano sorrisoni, tutti uguali a Saddam.
Dovreste vedere che bello il paesaggio che cambia, dal paradiso del Kerala, ai campi coltivati a fiori del Karnataka, alle palme del Goa, agli imponenti alberi di Mombay ad adesso: un principio di "deserto" nel Madhya Pradesh. Terra secca a perdita d'occhio, con qualche cespuglietto.
Vedo a tratti carovane di vacche bianche e qualche coraggioso in bicicletta nel nulla più totale! La tundra calda! Non so perchè ma in tutto il vagone ci sono solo uomini musulmani e ad ogni stazione è tutto un Salam Aleikum e baci e su baci.Qui gli uomini sono molto affettuosi i tra di loro, si tengono la mano e si accoccolano mentre dormono, come gatti. Con me nello scomparto ci sono due fratelli del Bangladesh che mi difendono a modo loro e ogni volta che qualcuno fa per sedersi vicino al mio posto loro ribadiscono che quello ad una certa ora è il mio letto e quindi fuori dalle balle e tutti si inchinano e se ne vanno.
Alle dieci mi viene un sonno pazzesco e il treno è talmente pieno che c'è gente che dorme per terra e nelle giunture delle carrozze. Le luci si spengono, i ventilatori continuano con il loro ronzio infinito e io cullata dal vagone mi addormento come un sasso.
Quando nella notte fonda si sente un grido! Le luci si accendono, il treno si ferma, tutti si alzano e sbaraccano lenzuoli e marmocchi in tre secondi e corrono di qua e di la con una rapidità incredibile...
Quando nella notte fonda si sente un grido! Le luci si accendono, il treno si ferma, tutti si alzano e sbaraccano lenzuoli e marmocchi in tre secondi e corrono di qua e di la con una rapidità incredibile...
Io rimango impietrita e stringo il tascapane che ho nei pantaloni.
Ho pensato: cazzarola il Mullah Omar con la sua gamba di legno e il sidecar, i terroristi, gli integralisti, linotipisti, centralinisti...no! niente di tutto questo...
Ho pensato: cazzarola il Mullah Omar con la sua gamba di legno e il sidecar, i terroristi, gli integralisti, linotipisti, centralinisti...no! niente di tutto questo...
Tutti si sono placati in un momento. Chiedo ai bangla, già pronti per scappare "ma che è successo?" e loro
"fuori ci sono i banditi che vogliono rubare dai finestrini" (che sono sbarrati, tra l'altro), e probabilmente entrare, penso io, visto che i treni indiani hanno le porte sempre aperte, roba che ti puoi sporgere come una scimmia durante il viaggio o buttarti al volo come Indiana Jones.
E mi chiedo se c'era bisogno di scappare così, per andare dove poi? Nel deserto del Pradesh? Dove non ho visto acqua per kilometri e kilometri e il sole batte incessantemente per quattordici ore? Muori subito!
Così da questo eccitante momento il testosterone si è alzato e tutti hanno pensato di essere in un film di Jackie Chan e hanno parlato e discusso a voce alta con le luci accese nel cuore della notte.
Io sono l'unica che ha rispento la luce e saltuariamente mi alzavo e gridando dicevo "Cretini! deficienti! State zitti!" in italiano ovviamente, così solo per sfogarmi...
Dopo quarantadue ore di treno arrivo a Kolkata, caldissima e umidsissima e io ho una simpatica aggiunta di mestruazioni che non guastano mai. Riesco a prendere un taxi scamparlento guidato da un cinese che suda più di me e ha una maglietta sintetica, fatta, pare, con la gomma per le ruote delle macchine, volevo tanto consigliargli l'uso della canotta di cotone. Dopo un ora di incessante traffico e clacson assordanti arrivo nel pacifico quartiere dove ho preso una stanzetta. Trovata la casa, con il custode che dorme profondamente su una branda in giardino, salgo le scale, busso a malapena e mi apre una bella donna.
È la signora delle pulizie o qualcosa di simile suppongo. Mi mostra la stanza, io poggio la borsa e cado sul pavimento stremata. Respiro appena. Sono un mucchio di vestiti bagnati e occhi strabuzzati.
Dopo due ore sul pavimento del bagno, un sacchetto di glucosio puro e acqua a volontà mi sono ripresa.
Non ho mai patito tanto in vita mia. Non riuscivo più a muovere gli arti, il mio corpo non rispondeva ai comandi. Quando son tornata a vivere è tornata pure la padrona di casa. Una dolce signora, professoressa all`università di Kolkata, con la casa piena di interessantissimi libri e io la subisso di domande idiote e certe volte temo di romperle le palle. Ha un'adorabile cucciolo di labrador, di nome Gublu. È in quella amabile etàdove gli crescono i dentini, acuminati come punte di spillo che ti si conficcano nei polpacci.
Passa ore a leccarmi le gambe e la mia saggia mamma dice che gli animali quando ti leccano è perche ti stanno assaggiando, il passo dopo è mangiarti. Che dire, chiuderò a chiave la porta.
Ieri Shree (chiamo così la padrona di casa) mentre facevamo colazione mi ha guardato inquieta e mi ha chiesto con un aplomb very british "Flora, hai chiuso la porta del bagno?"
E io inquieta "No!" Corro nel bagno e trovo il cane più felice del mondo con il mio assorbente (usato ovviamente) in bocca, lo sbranava sbatacchiando la testa di qua e là.
È stata una gioia lottare con lui per riprendermi quel che rimaneva dell'assorbente ed estrarre pezzi di plastica e cotone dalla sua bocca e gola.
Gublu ha un'altra divertentissima usanza che è quella di infilarsi nel frigo. Se lo apri per prendere chessò l'acqua, lui ci si infila dentro e spinge il muso più forte che può nel cassetto della verdura e respira profondamente. Povero amore, è disperato, e quando lo sollevi per cacciarlo via ti guarda implorante e con gli occhi ti dice "no no no, non mandarmi via!"
Mi si spezza il cuore.
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martedì 31 maggio 2011
Scusi, ma siamo solo di passaggio
Giorni fa son partita alla volta dell'ostello della gioventù...gioventù, oddio, ieri nella sala internet c'era una vecchia inglese di ottantamila anni che scriveva una mail con carattere 112. Comunque, ci sono camerate con letti scampati alla seconda guerra mondiale e qualche coraggiosa ci dorme sopra senza metterci manco un lenzuolo. Ci sono tantissime tedesche, son dappertutto i crucchi. Sophie una ragazza molto simpatica è partita tre giorni fa e non vedeva l'ora di tornare a Berlino per mangiare il kebab... ognuno c'ha le sue fisse...
Poi un'altra, Monica, doveva fare assolutamente shopping perchè era il suo ultimo giorno e ho avuto la malaugurata idea di portarla al mercato nel quartiere popolare, perchè a me serviva un'asciugamano.
Lei invece ha deciso di comprarsi tutto lo scibile umano, contrattando ogni peluzzo, necessitando di un parere su tutto. Al mercato discuteva su qualunque cosa, roba che i commercianti sudavano solo a guardarci. Da pirla quale sono ho fatto pure l'errore di parlarle del tempio nelle vicinanze e lei, non perdendo un minuto, ha iniziato a chiedere a chiunque dove si trovasse lo stramaledetto santuario.
Gente che poi ci si è inevitabilmente appiccicata e giuro non c'è possibilità di levarsela di torno.
Ho subito ore di estenuante cammino sotto al sole, dove mi sono irrimediabilmente bruciata la nuca e non posso più dormire supina e ho un raffreddore bestiale perchè qua sudi come una bestia e poi certi momenti tira un vento fortissimo.
Finalmente ora mi spiego perchè gli indiani non fanno altro che scatarrare da mane a sera.
Grazie a tutti i santi alla fine abbiamo preso un taxi per Colaba, ma Monica voleva vedere il sole che scompare nel mare, "alle sei e trenta" mi ha detto, come se si fosse data appuntamento.
Abbiamo chiesto in giro dove fosse il molo che dà sul sole calante ma nessuno qua sa dove cala il sole... mah.
Siamo state lì a guardare questa grossa palla gialla che scompariva nel male circondata da palazzi imponenti, ricordi di favelas e radure lontane. Purtroppo, dopo poco, ho iniziato ad avere i primi sintomi di scottatura molesta, manifestando così la mia voglia di andare in ostello, ma la dolce Monica doveva aspettare un amico con la macchina, a mio parere (oramai sono veggente) il classico pezzone conosciuto il giorno prima.
La mia pelle si è irritata ancora di più. Difatti dopo trenta minuti si è presentato questo nanetto impomatato (evidentemente cascato in una piscina di colonia) che ci ha accompagnato all'ostello nella sua macchina fighetta, tirata a lucido, dove l'aria condizionata segnava 16 gradi, ripeto 16 gradi!
Mi sono surgelata maledicendo ogni kilometro.
Poi non contento di scartavetrarmi le palle con questa tortura ha deciso pure di allietarci con musica "club", ovvero disco/stronza a palla, facendo pure il gesto di ballare quando si fermava ai semafori mentre guidava velocissimo, perchè qua si usa correre come degli invasati, non si capisce bene per andare dove.
In India sto veramente temprando la mia pazienza, certe persone sono così pesanti e insistenti. Nulla è semplice. Per liberarti di una pezza puoi solo sostituirla con un'altra, è un giro di discussioni infinite e cagacazzo irriducibili (n.d.r mi verrebbe da dire che forse è la vita che è un po' così).
Risultato: sono uscita dall'auto ammalata e moccolosa.
Maledetto tamarro! Maledetta aria condizionata! Maledetti crucchi!
Non mancano però pomeriggi lieti a raccontar sciocchezze nella sala comune, attraversata sporadicamente da topazzi giganti e scarafaggi grossi come un pollice di Tyson. Con Sophie sono pure andata al maestoso albergo a 5000 stelle, il Taj Mahal e, per assurdo, visto che siamo bianche, ci fanno entrare dappertutto.
Giustamente Sophie mi fa notare che qui possiamo regalarci una bella pisciata di tutto rispetto nei maestosi bagni dell`hotel, elegantissimi vi assicuro, andatevelo a guardare su internet.
Abbiamo pure fatto la mossa di essere interessate ad una stanza e nel depliant c'era la barocca suite reale, prezzo su richiesta: quando vi farete una storia con quel vecchio rincoglionito di Mick Jagger mi saprete dire...
Insomma, è finita la mia esperienza a Mombay, parto per Calcutta stasera, trentasei ore di treno.
Arriverò uno schifo.
Comunque in ostello mi sono proprio divertita. Gente da tutto il mondo che si ricarica viaggiando, perchè qui son quasi tutti contenti e amichevoli. Ieri sera parlavo con un'austriaca pazza, in giro da sei mesi, che rollava canne in continuazione e parlava un fluentissimo inglese intervallandolo con il tedesco. Informatissima su tutti gli usi e costumi dell'India e piena di aneddoti. L'unica turista che ho incontrato vestita veramente semplice, non come noi altre che ci riempiamo di ninnoli indiani risultando un po' ridicole.
Io oramai opto per il sobrio stile Bruce Chatwin, che è il metro delle mie scelte. Quando sono indecisa mi chiedo: "Cosa farebbe Chatwin?" (volo alto...hahahha), poi penso che non è bene fidarsi visto che è morto di HIV, e quindi consiglio di non fare proprio proprio tutto quello che faceva il buon Bruce (pace all'anima sua) o almeno consiglio l'uso del profilattico (oppure fatevi le pere con la vostra personale insulina)...Fatto sta che in ostello mi sono sentita a mio agio e potrei viverci per mesi. Il Salvation Army mi fa pensare alla frase "Oh, arriva l'esercito della salvezza" che mi ha fatto sempre ridere. Qua ci sono persone che vivono in America ma sono francesi e ora son di passaggio in India, gente che non ha casa da nessuna parte, i figli degli hippies, giapponesi che si girano tutto il mondo, gente che scappa da delusioni d'amore, coppie che coronano il loro amore, amiche che abitano una in Turchia e una in Svezia e si incontrano qui e poi una che pretende di vestirsi come Chatwin che guarda tutto stupita e sudata.
Poi un'altra, Monica, doveva fare assolutamente shopping perchè era il suo ultimo giorno e ho avuto la malaugurata idea di portarla al mercato nel quartiere popolare, perchè a me serviva un'asciugamano.
Lei invece ha deciso di comprarsi tutto lo scibile umano, contrattando ogni peluzzo, necessitando di un parere su tutto. Al mercato discuteva su qualunque cosa, roba che i commercianti sudavano solo a guardarci. Da pirla quale sono ho fatto pure l'errore di parlarle del tempio nelle vicinanze e lei, non perdendo un minuto, ha iniziato a chiedere a chiunque dove si trovasse lo stramaledetto santuario.
Gente che poi ci si è inevitabilmente appiccicata e giuro non c'è possibilità di levarsela di torno.
Ho subito ore di estenuante cammino sotto al sole, dove mi sono irrimediabilmente bruciata la nuca e non posso più dormire supina e ho un raffreddore bestiale perchè qua sudi come una bestia e poi certi momenti tira un vento fortissimo.
Finalmente ora mi spiego perchè gli indiani non fanno altro che scatarrare da mane a sera.
Grazie a tutti i santi alla fine abbiamo preso un taxi per Colaba, ma Monica voleva vedere il sole che scompare nel mare, "alle sei e trenta" mi ha detto, come se si fosse data appuntamento.
Abbiamo chiesto in giro dove fosse il molo che dà sul sole calante ma nessuno qua sa dove cala il sole... mah.
Siamo state lì a guardare questa grossa palla gialla che scompariva nel male circondata da palazzi imponenti, ricordi di favelas e radure lontane. Purtroppo, dopo poco, ho iniziato ad avere i primi sintomi di scottatura molesta, manifestando così la mia voglia di andare in ostello, ma la dolce Monica doveva aspettare un amico con la macchina, a mio parere (oramai sono veggente) il classico pezzone conosciuto il giorno prima.
La mia pelle si è irritata ancora di più. Difatti dopo trenta minuti si è presentato questo nanetto impomatato (evidentemente cascato in una piscina di colonia) che ci ha accompagnato all'ostello nella sua macchina fighetta, tirata a lucido, dove l'aria condizionata segnava 16 gradi, ripeto 16 gradi!
Mi sono surgelata maledicendo ogni kilometro.
Poi non contento di scartavetrarmi le palle con questa tortura ha deciso pure di allietarci con musica "club", ovvero disco/stronza a palla, facendo pure il gesto di ballare quando si fermava ai semafori mentre guidava velocissimo, perchè qua si usa correre come degli invasati, non si capisce bene per andare dove.
In India sto veramente temprando la mia pazienza, certe persone sono così pesanti e insistenti. Nulla è semplice. Per liberarti di una pezza puoi solo sostituirla con un'altra, è un giro di discussioni infinite e cagacazzo irriducibili (n.d.r mi verrebbe da dire che forse è la vita che è un po' così).
Risultato: sono uscita dall'auto ammalata e moccolosa.
Maledetto tamarro! Maledetta aria condizionata! Maledetti crucchi!
Non mancano però pomeriggi lieti a raccontar sciocchezze nella sala comune, attraversata sporadicamente da topazzi giganti e scarafaggi grossi come un pollice di Tyson. Con Sophie sono pure andata al maestoso albergo a 5000 stelle, il Taj Mahal e, per assurdo, visto che siamo bianche, ci fanno entrare dappertutto.
Giustamente Sophie mi fa notare che qui possiamo regalarci una bella pisciata di tutto rispetto nei maestosi bagni dell`hotel, elegantissimi vi assicuro, andatevelo a guardare su internet.
Abbiamo pure fatto la mossa di essere interessate ad una stanza e nel depliant c'era la barocca suite reale, prezzo su richiesta: quando vi farete una storia con quel vecchio rincoglionito di Mick Jagger mi saprete dire...
Insomma, è finita la mia esperienza a Mombay, parto per Calcutta stasera, trentasei ore di treno.
Arriverò uno schifo.
Comunque in ostello mi sono proprio divertita. Gente da tutto il mondo che si ricarica viaggiando, perchè qui son quasi tutti contenti e amichevoli. Ieri sera parlavo con un'austriaca pazza, in giro da sei mesi, che rollava canne in continuazione e parlava un fluentissimo inglese intervallandolo con il tedesco. Informatissima su tutti gli usi e costumi dell'India e piena di aneddoti. L'unica turista che ho incontrato vestita veramente semplice, non come noi altre che ci riempiamo di ninnoli indiani risultando un po' ridicole.
Io oramai opto per il sobrio stile Bruce Chatwin, che è il metro delle mie scelte. Quando sono indecisa mi chiedo: "Cosa farebbe Chatwin?" (volo alto...hahahha), poi penso che non è bene fidarsi visto che è morto di HIV, e quindi consiglio di non fare proprio proprio tutto quello che faceva il buon Bruce (pace all'anima sua) o almeno consiglio l'uso del profilattico (oppure fatevi le pere con la vostra personale insulina)...Fatto sta che in ostello mi sono sentita a mio agio e potrei viverci per mesi. Il Salvation Army mi fa pensare alla frase "Oh, arriva l'esercito della salvezza" che mi ha fatto sempre ridere. Qua ci sono persone che vivono in America ma sono francesi e ora son di passaggio in India, gente che non ha casa da nessuna parte, i figli degli hippies, giapponesi che si girano tutto il mondo, gente che scappa da delusioni d'amore, coppie che coronano il loro amore, amiche che abitano una in Turchia e una in Svezia e si incontrano qui e poi una che pretende di vestirsi come Chatwin che guarda tutto stupita e sudata.
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venerdì 27 maggio 2011
A me gli occhi please
Capitata per caso in un gigantesco mercato di tessuti, una roba da perderci la testa... colori così belli che vorresti possederli solo per guardarli.
Mi viene voglia di abbracciare questi enormi rotoli di stoffa, di stringerli forte.
Oppure come nel film L`ultimo imperatore, quando lui saliva la scalinata inseguendo un gigantesco telo rosso solo per toccarlo.
Beh, girottando incantata inizio a vedere delle transenne che delimitano la strada e chiudono un vicolo pieno di bancarelle. Le solite bancarelle che trovi vicino ai templi: santini, kum kum, rosari e chi più ne ha più ne metta.
Un luogo sacro nel pieno del grande mercato di Mombay: Choor bazar.
Il santuario presumo sia dedicato a Ganesh, il Dio panzone con la faccia d`elefante, e mentre cammino lentamente vengo letteralmente presa d`assalto da uomini sacri, bambini, donne...
Uno mi prende il braccio e mi ci arrotola un filo rosso salmodiando qualcosa di incomprensibile e chiuso il tutto con bel fiocchetto inizia a dite "fifthy rupies fifthy rupies" anzi come dicono gli indiani "pipti rupi pipti rupi", per levarmelo dagli zebedei apro il portamonete e i lupi iniziano ad attorniarmi.
Mani ovunque e voci che chiedono "madame! madame! flower! money! madame! ten rupi!".
Inizio a distribuire monete come un nababbo e dopo averlo svuotato lo mostro alla folla incredula, che si allontana delusa. E mi ritrovo di nuovo da sola, ma con in mano: un mazzo di biada per la vacca, dei garofani mosci, una corona di fiori al collo, il bracciale sacro e innumerevoli kum kum sulla fronte e uno segno scaccia sfiga sulla gola....
Mi sono decisamente sentita una deficiente e per di più non ho trovato nemmeno una vacca nelle vicinanze a cui dare la biada. Qui molte donne usano appollaiarsi vicino alla mucca con cesti di fieno. Chi vuole, ne prende un mazzetto, dà un'offerta alla donna e rimpingua l'ormai obesa muccona.
Poi le toccano il muso, il costato, le corna... e si benedicono la fronte con una serietà incredibile.
Io adoro queste vacche per la strada!! Facciamo una petizione a Bologna? Vacche per la strada, vi giuro sono uno spettacolo divino. Non mangerò mai piu` una bestia, sono di una bellezza unica.
Mi commuovono ogni volta che le incontro. Tutti questi animali che placidamente vivono in quest' inferno accettando tutto con uno sguardo... con degli occhi così dolci, così belli.
E ve lo dico, se mai un giorno scoveremo finalmente dio, chiuso in una caverna (come Bin Laden) perchè si vergogna (dio non Bin Laden) di aver creato tanta bellezza e di aver pure creato il suo distruttore.
Lo guarderemo intensamente negli occhi e quelli saranno gli occhi delle vacche.
Ho visto gli occhi di dio!
Mi viene voglia di abbracciare questi enormi rotoli di stoffa, di stringerli forte.
Oppure come nel film L`ultimo imperatore, quando lui saliva la scalinata inseguendo un gigantesco telo rosso solo per toccarlo.
Beh, girottando incantata inizio a vedere delle transenne che delimitano la strada e chiudono un vicolo pieno di bancarelle. Le solite bancarelle che trovi vicino ai templi: santini, kum kum, rosari e chi più ne ha più ne metta.
Un luogo sacro nel pieno del grande mercato di Mombay: Choor bazar.
Il santuario presumo sia dedicato a Ganesh, il Dio panzone con la faccia d`elefante, e mentre cammino lentamente vengo letteralmente presa d`assalto da uomini sacri, bambini, donne...
Uno mi prende il braccio e mi ci arrotola un filo rosso salmodiando qualcosa di incomprensibile e chiuso il tutto con bel fiocchetto inizia a dite "fifthy rupies fifthy rupies" anzi come dicono gli indiani "pipti rupi pipti rupi", per levarmelo dagli zebedei apro il portamonete e i lupi iniziano ad attorniarmi.
Mani ovunque e voci che chiedono "madame! madame! flower! money! madame! ten rupi!".
Inizio a distribuire monete come un nababbo e dopo averlo svuotato lo mostro alla folla incredula, che si allontana delusa. E mi ritrovo di nuovo da sola, ma con in mano: un mazzo di biada per la vacca, dei garofani mosci, una corona di fiori al collo, il bracciale sacro e innumerevoli kum kum sulla fronte e uno segno scaccia sfiga sulla gola....
Mi sono decisamente sentita una deficiente e per di più non ho trovato nemmeno una vacca nelle vicinanze a cui dare la biada. Qui molte donne usano appollaiarsi vicino alla mucca con cesti di fieno. Chi vuole, ne prende un mazzetto, dà un'offerta alla donna e rimpingua l'ormai obesa muccona.
Poi le toccano il muso, il costato, le corna... e si benedicono la fronte con una serietà incredibile.
Io adoro queste vacche per la strada!! Facciamo una petizione a Bologna? Vacche per la strada, vi giuro sono uno spettacolo divino. Non mangerò mai piu` una bestia, sono di una bellezza unica.
Mi commuovono ogni volta che le incontro. Tutti questi animali che placidamente vivono in quest' inferno accettando tutto con uno sguardo... con degli occhi così dolci, così belli.
E ve lo dico, se mai un giorno scoveremo finalmente dio, chiuso in una caverna (come Bin Laden) perchè si vergogna (dio non Bin Laden) di aver creato tanta bellezza e di aver pure creato il suo distruttore.
Lo guarderemo intensamente negli occhi e quelli saranno gli occhi delle vacche.
Ho visto gli occhi di dio!
giovedì 26 maggio 2011
Nel nome del padre, del figlio, dello zio, di quell'altro, della mamma, della sorella...
È domenica e come al solito mi sveglio presto, tutte balle che qua son mattinieri, tutto apre verso le dieci/undici del mattino e l'unico bar aperto è quello per turisti e infatti fa un the che è 'na ciofeca.
Vicino a me stamattina c'era un tedesco che si è bevuto due coca cole per colazione. Un'altra bizzarra coppia, composta da uno con l'aria da motociclista europeo sui 50 insieme a uno skater veramente ggggiovane indiano, hanno preso patatine fritte alle otto del mattino... mah.
Comunque finito il mio the sono andata a prenotare un posto letto all'ostello di Colaba, un posto chiamato Salvation Army, pieno di vichinghi tedeschi con le vichinghe a seguito e combriccole di neozelandesioaustalianechesonotutteuguali con gli short militari, le magliettine bianche e le trecce.
Attenzione che forse faccio finalmente la mitica balotta! Martedì vi saprò dire (n.d.r. aggiornamenti in tempo reale mi dicono che c'è riuscita, addirittura è andata di straforo a cagare in un hotel a quattro stelle con la nuova amichetta giapponese).
Fatto stà che finiti i miei giri decido di onorare il signore e la signora (Carlotta sa di cosa parlo) e mi incammino sul lungomare di Mombay, quello che dà sull'oceano. Direzione un'appendice a quattro kilometri che la guida dice piena di templi. Parto dalla mia ricca zona Colaba/Madame Cama Road piena di palazzoni stile NY e agglomerati coloniali per poi veder man mano cambiare la costa.
Passo anche una spiaggia (a detta della Lonley very cool e piena di gente figa) e mi ritrovo in un golfo che sa di petrolio impestato da corvi e piccioni, pieno di povera gente che chiede l'elemosina... certe volte vorrei fare quattro chiacchiere con gli autori della Lonley.
Cammina cammina arrivo davanti a un buffo tempietto in festa, mi invitano ad entrare.
Mi levo le scarpe, rintocco la campana e batto le mani a tempo di musica con queste persone tutte vestite eleganti. Dopo un po' di canzoni mi dicono che la festa è finita (gli amici se ne vanno...) e mesta vado verso l'uscita quando una signora mi mette in mano dieci rupie e un dolce: io rifiuto perchè mi pare strano che ti paghino per battere le mani e scampanellare, ma lei mi spiega che si usa così per questo giorno di festa. Regalano soldi... pensa te!
All'immancabile appiccicoso di turno chiedo dov'è il tempio di Malakashimi (sempre a detta della guida il più bello di Mombay) e lui mi dice di prendere il taxi perchè è distante: "strano" penso, dalla cartina sembra vicino. Contratto la corsa che per la prima volta mi pare di un prezzo accettabile, "sono fortunata!" penso... no non sono fortunata, è che il tempio è a cinque minuti di macchina e st'indiani c'hanno un culo pesante al cui confronto noi italiani (delle chiaviche comunque) siamo tutti ginnasti.
Il classico cabinotto a ruote (la 1100 versione indiana) mi scarica davanti ad un palazzo tremendo, a dire il vero tutto il quartiere è orribile, pieno di quei palazzoni "intenational style" che ti fanno sempre sentire a casa, da Città del Messico a Roma. Indico una scritta e chiedo al tassista "è quello il tempio?" e lui frettolosamente "sì, sì" ma l'avevo appena pagato e dopo che gli hai dato i soldi non gliene frega più nulla e dicono sì a tutto.
Esco stramaledicendo quelli della Lonley, augurandogli di bruciare nelle fiamme dell'inferno, quando poi al solito mi accorgo di essere stata troppo sbrigativa.
Il tempio è dietro al palazzo, in una viuzza costellata di bancarelle e mendicani e pure quelche vacca. È tutto un fiorir di rosari, curcuma, santini, woodoo e strani piatti con dentro un loto, una corona di garofani, rose, mezzo cocco e un panno rosso e oro: questo piatto, scopro poi, è il dono per Mahalakshmi.
Il loto è inizialmente chiuso e i negozianti li aprono a mano, come se sbucciassero una banana, finchè non sembra una rosa gigante. Alle mie spalle vedo una lunga fila sotto il sole, stanno tutti aspettando di entrare al tempio con il loro piatto in mano. Mi ci infilo anche io e attendo.
Poi ci si inizia a muovere e dopo una cancellata c'è una lunga scalinata ricoperta di scarpe e mi chiedo come faranno mai a ritrovarle all'uscita. Ai lati si vende un po' di tutto, pure immagini di Gesù e le venditrici stanno appollaiate sui banconi a comporre doni floreali. Entata nel tempio mi dirigo verso una grande stanza di marmo stracolma di persone, e dopo una lunga gimcana finalmente sono face to face con Mahalakshmi.
Piccola introduzione a Mahalakshmi: è la dea della ricchezza e detto tra noi è un po' un idolo chiavica perchè viste le condizioni economiche dei paesi induisti (India e Nepal) è meglio pregare altri santi, no?
Gli addetti a deporre i doni sulla dea hanno una fretta bestiale e prendono i doni e li schiaffano sotto la statua e allontanano i fedeli a male parole, scacciandoli con le mani. Questi poveretti si allontanano segnandosi la fronte e non allontanando mai lo sguardo da Mahalakshmi e si tengono il cocco o la corona di garofani (presumo che siano destinati all'altarino domestico). Enormi casse di metallo porta offerte vengono rimpinguate ogni secondo: la gente qui quando si tratta di fede spinge come ai concerti per mettere i soldi nell'offertorio. Dietro al tempio il mare aperto e qualcuno butta i fiori nell'acqua.
Vicino a me stamattina c'era un tedesco che si è bevuto due coca cole per colazione. Un'altra bizzarra coppia, composta da uno con l'aria da motociclista europeo sui 50 insieme a uno skater veramente ggggiovane indiano, hanno preso patatine fritte alle otto del mattino... mah.
Comunque finito il mio the sono andata a prenotare un posto letto all'ostello di Colaba, un posto chiamato Salvation Army, pieno di vichinghi tedeschi con le vichinghe a seguito e combriccole di neozelandesioaustalianechesonotutteuguali con gli short militari, le magliettine bianche e le trecce.
Attenzione che forse faccio finalmente la mitica balotta! Martedì vi saprò dire (n.d.r. aggiornamenti in tempo reale mi dicono che c'è riuscita, addirittura è andata di straforo a cagare in un hotel a quattro stelle con la nuova amichetta giapponese).
Fatto stà che finiti i miei giri decido di onorare il signore e la signora (Carlotta sa di cosa parlo) e mi incammino sul lungomare di Mombay, quello che dà sull'oceano. Direzione un'appendice a quattro kilometri che la guida dice piena di templi. Parto dalla mia ricca zona Colaba/Madame Cama Road piena di palazzoni stile NY e agglomerati coloniali per poi veder man mano cambiare la costa.
Passo anche una spiaggia (a detta della Lonley very cool e piena di gente figa) e mi ritrovo in un golfo che sa di petrolio impestato da corvi e piccioni, pieno di povera gente che chiede l'elemosina... certe volte vorrei fare quattro chiacchiere con gli autori della Lonley.
Cammina cammina arrivo davanti a un buffo tempietto in festa, mi invitano ad entrare.
Mi levo le scarpe, rintocco la campana e batto le mani a tempo di musica con queste persone tutte vestite eleganti. Dopo un po' di canzoni mi dicono che la festa è finita (gli amici se ne vanno...) e mesta vado verso l'uscita quando una signora mi mette in mano dieci rupie e un dolce: io rifiuto perchè mi pare strano che ti paghino per battere le mani e scampanellare, ma lei mi spiega che si usa così per questo giorno di festa. Regalano soldi... pensa te!
All'immancabile appiccicoso di turno chiedo dov'è il tempio di Malakashimi (sempre a detta della guida il più bello di Mombay) e lui mi dice di prendere il taxi perchè è distante: "strano" penso, dalla cartina sembra vicino. Contratto la corsa che per la prima volta mi pare di un prezzo accettabile, "sono fortunata!" penso... no non sono fortunata, è che il tempio è a cinque minuti di macchina e st'indiani c'hanno un culo pesante al cui confronto noi italiani (delle chiaviche comunque) siamo tutti ginnasti.
Il classico cabinotto a ruote (la 1100 versione indiana) mi scarica davanti ad un palazzo tremendo, a dire il vero tutto il quartiere è orribile, pieno di quei palazzoni "intenational style" che ti fanno sempre sentire a casa, da Città del Messico a Roma. Indico una scritta e chiedo al tassista "è quello il tempio?" e lui frettolosamente "sì, sì" ma l'avevo appena pagato e dopo che gli hai dato i soldi non gliene frega più nulla e dicono sì a tutto.
Esco stramaledicendo quelli della Lonley, augurandogli di bruciare nelle fiamme dell'inferno, quando poi al solito mi accorgo di essere stata troppo sbrigativa.
Il tempio è dietro al palazzo, in una viuzza costellata di bancarelle e mendicani e pure quelche vacca. È tutto un fiorir di rosari, curcuma, santini, woodoo e strani piatti con dentro un loto, una corona di garofani, rose, mezzo cocco e un panno rosso e oro: questo piatto, scopro poi, è il dono per Mahalakshmi.
Il loto è inizialmente chiuso e i negozianti li aprono a mano, come se sbucciassero una banana, finchè non sembra una rosa gigante. Alle mie spalle vedo una lunga fila sotto il sole, stanno tutti aspettando di entrare al tempio con il loro piatto in mano. Mi ci infilo anche io e attendo.
Poi ci si inizia a muovere e dopo una cancellata c'è una lunga scalinata ricoperta di scarpe e mi chiedo come faranno mai a ritrovarle all'uscita. Ai lati si vende un po' di tutto, pure immagini di Gesù e le venditrici stanno appollaiate sui banconi a comporre doni floreali. Entata nel tempio mi dirigo verso una grande stanza di marmo stracolma di persone, e dopo una lunga gimcana finalmente sono face to face con Mahalakshmi.
Piccola introduzione a Mahalakshmi: è la dea della ricchezza e detto tra noi è un po' un idolo chiavica perchè viste le condizioni economiche dei paesi induisti (India e Nepal) è meglio pregare altri santi, no?
Gli addetti a deporre i doni sulla dea hanno una fretta bestiale e prendono i doni e li schiaffano sotto la statua e allontanano i fedeli a male parole, scacciandoli con le mani. Questi poveretti si allontanano segnandosi la fronte e non allontanando mai lo sguardo da Mahalakshmi e si tengono il cocco o la corona di garofani (presumo che siano destinati all'altarino domestico). Enormi casse di metallo porta offerte vengono rimpinguate ogni secondo: la gente qui quando si tratta di fede spinge come ai concerti per mettere i soldi nell'offertorio. Dietro al tempio il mare aperto e qualcuno butta i fiori nell'acqua.
Fuori da questo luogo incantato c'è solo traffico e brutti agglomerati urbani. Seguo la folla sotto al sole cocente e mi ritrovo di nuovo, dopo aver attraversato un parcheggio, in un turbinio di bancarelle e con mia somma gioia mi trovo proprio dove volevo essere: alla moschea.
Vicino al tempio c'è una moschea costruita nel mare e per arrivarci devi camminare su una strada dissestata lunga circa 700 metri piena zeppa di gente e quando c'è l`alta marea il tempio islamico rimane solo, in mare aperto...camminando vedo caprette e con mio sommo e occidentale disgusto bambini che si fanno il bagno in questo mare che è marrone e pieno di spazzatura.
Mentre avanzo, le onde del mare ci bagnano in continuazione e certe persone sono completamente inzuppate. Donne che chiedono l'elemosina stanno sedute per terra fradice e non battono ciglio.
Arrivo all'enorme portone di legno, circondato da instabili tende piene di griglie dove cuociono la carne (presumo pecora). Anche qui sia per entrare che per uscire hanno tutti fretta e mi infilano dentro a forza, vengo praticamente risucchiata, strizzata come un limone. Dopo la centrifuga mi ritrovo in un grande giardino di marmo pieno di gente stravaccata ovunque, al centro la grande sala per pregare, dove non sono entrata, però mi ha fatto specie veder uscire i fedeli a ritroso per non dare le spalle a dio.
Dietro questo grande ambiente un vasto calpestio in marmo e l`oceano...e tantissimi uomini appecorati che pregano verso la Mecca, circondati da teli che svolazzano. Un casino infernale, ma molto meno colorato del tempio hindu. Tornando indietro un'onda mi ha preso in pieno e son tornata a Colaba completamente fradicia, raffreddata, ma in grazia dei signori... spero!
Vicino al tempio c'è una moschea costruita nel mare e per arrivarci devi camminare su una strada dissestata lunga circa 700 metri piena zeppa di gente e quando c'è l`alta marea il tempio islamico rimane solo, in mare aperto...camminando vedo caprette e con mio sommo e occidentale disgusto bambini che si fanno il bagno in questo mare che è marrone e pieno di spazzatura.
Mentre avanzo, le onde del mare ci bagnano in continuazione e certe persone sono completamente inzuppate. Donne che chiedono l'elemosina stanno sedute per terra fradice e non battono ciglio.
Arrivo all'enorme portone di legno, circondato da instabili tende piene di griglie dove cuociono la carne (presumo pecora). Anche qui sia per entrare che per uscire hanno tutti fretta e mi infilano dentro a forza, vengo praticamente risucchiata, strizzata come un limone. Dopo la centrifuga mi ritrovo in un grande giardino di marmo pieno di gente stravaccata ovunque, al centro la grande sala per pregare, dove non sono entrata, però mi ha fatto specie veder uscire i fedeli a ritroso per non dare le spalle a dio.
Dietro questo grande ambiente un vasto calpestio in marmo e l`oceano...e tantissimi uomini appecorati che pregano verso la Mecca, circondati da teli che svolazzano. Un casino infernale, ma molto meno colorato del tempio hindu. Tornando indietro un'onda mi ha preso in pieno e son tornata a Colaba completamente fradicia, raffreddata, ma in grazia dei signori... spero!
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mercoledì 25 maggio 2011
Amelie ci fa una pippa
Cammino come un somaro da mattina a sera e guardo tutto con il solito sguardo stupito e stupido, immagino, sempre a bocca aperta e con le pezze sotto le ascelle..
Orecchie pelose prima di partire mi ha donato un comodo elefante di legno, dotato di ombrellino parasole in velluto, che sarà alto quaranta centimetri... mi spieghi dove lo infilo? Ma non ho il cuore di buttarlo via, ho deciso che lo porterò con me per tutto il viaggio, fotografandolo nei vari alberghi, un po' come il nano di Amelie. Ho già fatto un po' di scatti nello sgabuzzino dove sto adesso. (n.d.r. non me li ha mandati purtroppo) Jobin invece mi ha regalato un'orrenda pagoda in legno, simbolo del Kerala e guarda caso si è dimenticato di levare il prezzo... mi scuso anticipatamente ma a me sto ragazzo mi sta un po' sulle balle. Questa bella cianfrusaglia la mollo al più presto, oppure a quello di voi che mi sta più sugli zebedei. Insomma ho preso un'aereo per Mombay, cagandomi sotto dalla paura perchè sul portello dell`aereo c'erano dei rattoppi con lo scotch... e poi a me volare non piace. Però sono arrivata sana e salva al super avveneristico areoporto di Mombay e mi sono persa come una deficiente, ho girato con lo zaino, che mi costringeva a camminare a 90° , bestemmiando finchè non ho trovato l'uscita. Varcate quelle porte c'erano quarantacinque gradi, con un umidità da far impallidire Bologna.
Ho contrattato con un po' di taxisti e alla fine ho avuto la meglio (sto imparando!!!), direzione Colaba.
Colaba è un quartiere all'estremo sud di Mombay ed è famoso per i suoi hotel. Qui c'è un po' di tutto e ho visto certe topaie da non crederci.
Ad uno sono scoppiata a ridere in faccia, era una stanza con i muri di compensato ricavata rubando un po' di metri alla receptions e con un bagno che sapeva di piscia in comune con tutto il primo piano... per una cifra astronomica... incredibile la gente, che fegato! In un altro c'erano i muratori che trapanavano da mattina a sera (muratori... specie di scimmie appese alle finestre con indosso solo le mutande che a guardarli vien male, non capisco come sia possibile che non trovi manovali sfrittellati ovunque, è pazzesco!) e il proprietario mi ha sparato una cifra da capogiro (per l'India ovviamente). Alla fine sono approdata in un albergo stile coloniale (un po' come tutte le strutture di Colaba) verde pistacchio con le stanze rosa baby. Ci sono due lettucci e uno aspetta invano un amico...
Il bagno è in comune con l'altra stanza del corridoio che è abitata da due donne teledipendenti dell`Uttar Pradesh. Sono vicinissima all`oceano e al maestoso Hotel Taj Mahal.
Qui l'animale per eccellenza è il corvo, ce ne sono ovunque e a me sembrano intelligentissimi. Girottano soprattutto a terra, con una camminata buffissima, e hanno quasi sempre l'immancabile ramoscello nel becco o ancor meglio dei fili di ferro... ne ho pure visto uno che si faceva largo con una gruccia . Mi chiedo cosa ci costruiranno mai. Non sarà che sui tetti di Mombay ergono giganesche strutture artistiche e noi coglioni che stiamo a guardarci la punta dei piedi? Mombay è una metropoli, ma non così incasinata come ce la si può aspettare, oppure io mi sono abituata a quest'inferno.
La parte dove ho preso stanza è la zona ricca e quindi è tutto un viale alberato e immensi edifici in puro stile "l'Inghilterra conquista l'oriente" ma oggi mi sono addentrata nella parte "vecchia" della città e ho visto di nuovo il punk di Margao. Mercati a perdita d'occhio, odori di tutti i tipi. Case decadenti e dal sapore antico, piccoli templi, moschee, cani e gatti addormentati nei posti più impensati (questi in tutta Mombay), gente con cesti per terra, ovunque, carri trainati dai buoi e taxi di cinquant'anni fa. Potrebbe essere benissimo il 1950.
Arrivo anche in un punto dove ci sono bancarelle e negozietti che hanno un sacco di capre al guinzaglio su piccoli paletti e io da brava cogliona mi son detta "e tengono pure le caprette, carine!", per poi accorgermi di essere nella zona macelleria halal, ovvero i mussulmani che ammazzano lì (presumo dentro alle case, io non ho visto sbudellamenti) tutte le bestie e le sezionano e via dicendo... teste appese in qua e là, mosche ovunque. Io passavo e la folla era talmente stupita di vedere un'occidentale che mi apriva la strada. C'erano pure quelli che ti stendono (n.d.r. stendono????) una lettera con la macchina da scrivere (typewriter).
L'architettura sarà occhio e croce risalente al massimo a centocinquant`anni fa e mi chiedo come doveva essere Mombay prima di allora... una distesa di capanne di legno e templi? come poteva essere mai?
Orecchie pelose prima di partire mi ha donato un comodo elefante di legno, dotato di ombrellino parasole in velluto, che sarà alto quaranta centimetri... mi spieghi dove lo infilo? Ma non ho il cuore di buttarlo via, ho deciso che lo porterò con me per tutto il viaggio, fotografandolo nei vari alberghi, un po' come il nano di Amelie. Ho già fatto un po' di scatti nello sgabuzzino dove sto adesso. (n.d.r. non me li ha mandati purtroppo) Jobin invece mi ha regalato un'orrenda pagoda in legno, simbolo del Kerala e guarda caso si è dimenticato di levare il prezzo... mi scuso anticipatamente ma a me sto ragazzo mi sta un po' sulle balle. Questa bella cianfrusaglia la mollo al più presto, oppure a quello di voi che mi sta più sugli zebedei. Insomma ho preso un'aereo per Mombay, cagandomi sotto dalla paura perchè sul portello dell`aereo c'erano dei rattoppi con lo scotch... e poi a me volare non piace. Però sono arrivata sana e salva al super avveneristico areoporto di Mombay e mi sono persa come una deficiente, ho girato con lo zaino, che mi costringeva a camminare a 90° , bestemmiando finchè non ho trovato l'uscita. Varcate quelle porte c'erano quarantacinque gradi, con un umidità da far impallidire Bologna.
Ho contrattato con un po' di taxisti e alla fine ho avuto la meglio (sto imparando!!!), direzione Colaba.
Colaba è un quartiere all'estremo sud di Mombay ed è famoso per i suoi hotel. Qui c'è un po' di tutto e ho visto certe topaie da non crederci.
Ad uno sono scoppiata a ridere in faccia, era una stanza con i muri di compensato ricavata rubando un po' di metri alla receptions e con un bagno che sapeva di piscia in comune con tutto il primo piano... per una cifra astronomica... incredibile la gente, che fegato! In un altro c'erano i muratori che trapanavano da mattina a sera (muratori... specie di scimmie appese alle finestre con indosso solo le mutande che a guardarli vien male, non capisco come sia possibile che non trovi manovali sfrittellati ovunque, è pazzesco!) e il proprietario mi ha sparato una cifra da capogiro (per l'India ovviamente). Alla fine sono approdata in un albergo stile coloniale (un po' come tutte le strutture di Colaba) verde pistacchio con le stanze rosa baby. Ci sono due lettucci e uno aspetta invano un amico...
Il bagno è in comune con l'altra stanza del corridoio che è abitata da due donne teledipendenti dell`Uttar Pradesh. Sono vicinissima all`oceano e al maestoso Hotel Taj Mahal.
Qui l'animale per eccellenza è il corvo, ce ne sono ovunque e a me sembrano intelligentissimi. Girottano soprattutto a terra, con una camminata buffissima, e hanno quasi sempre l'immancabile ramoscello nel becco o ancor meglio dei fili di ferro... ne ho pure visto uno che si faceva largo con una gruccia . Mi chiedo cosa ci costruiranno mai. Non sarà che sui tetti di Mombay ergono giganesche strutture artistiche e noi coglioni che stiamo a guardarci la punta dei piedi? Mombay è una metropoli, ma non così incasinata come ce la si può aspettare, oppure io mi sono abituata a quest'inferno.
La parte dove ho preso stanza è la zona ricca e quindi è tutto un viale alberato e immensi edifici in puro stile "l'Inghilterra conquista l'oriente" ma oggi mi sono addentrata nella parte "vecchia" della città e ho visto di nuovo il punk di Margao. Mercati a perdita d'occhio, odori di tutti i tipi. Case decadenti e dal sapore antico, piccoli templi, moschee, cani e gatti addormentati nei posti più impensati (questi in tutta Mombay), gente con cesti per terra, ovunque, carri trainati dai buoi e taxi di cinquant'anni fa. Potrebbe essere benissimo il 1950.
Arrivo anche in un punto dove ci sono bancarelle e negozietti che hanno un sacco di capre al guinzaglio su piccoli paletti e io da brava cogliona mi son detta "e tengono pure le caprette, carine!", per poi accorgermi di essere nella zona macelleria halal, ovvero i mussulmani che ammazzano lì (presumo dentro alle case, io non ho visto sbudellamenti) tutte le bestie e le sezionano e via dicendo... teste appese in qua e là, mosche ovunque. Io passavo e la folla era talmente stupita di vedere un'occidentale che mi apriva la strada. C'erano pure quelli che ti stendono (n.d.r. stendono????) una lettera con la macchina da scrivere (typewriter).
L'architettura sarà occhio e croce risalente al massimo a centocinquant`anni fa e mi chiedo come doveva essere Mombay prima di allora... una distesa di capanne di legno e templi? come poteva essere mai?
Baci sempre sudatissimi!
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mercoledì 18 maggio 2011
ogni scarrafone è bello a mamma soia
Quando vado a spaperarmi al fiume incontro spesso due bambini, che hanno due nomi troppo difficili e per me sono semplicemente "i bambini". Lei è molto tenera e bella e viene al fiume con la sua saponetta e il secchiello di panni sporchi o qualche pentola, avrà circa otto anni. Il fratello ne avrà sei e lei lo vizia e lo protegge, difatti lui è insopportabile, prepotente e fastidioso. La sua più grande gioia è quella di urlare quando ti addormenti o schizzarti in continuazione d'acqua quando fumi o leggi.
E il fiume è bello grande.
Fa di tutto per irritare e visto che non sono il Mahatma e sono l'ospite sacro ne approfitto. Quando si avvicina questo grandissimo cacaminchia urlo "Juuubiiijjjl rompimaroniiiii" e lei lo prende e lo manda giustamente a cagare finchè Rompimaroni non si leva di torno. Le ho detto che in Italia i bambini come lui li chiamiamo rompimaroni, che è poi vero in fondo, no?. Il mio obbiettivo è che tutto il vicinato lo chiami così prima della mia partenza. Già ieri Jubil per presentarmi la madre mi ha detto "She`s Rompimaroni mother" , "Nice to meet you" ho risposto mentre le porgevo la mano.
E il fiume è bello grande.
Fa di tutto per irritare e visto che non sono il Mahatma e sono l'ospite sacro ne approfitto. Quando si avvicina questo grandissimo cacaminchia urlo "Juuubiiijjjl rompimaroniiiii" e lei lo prende e lo manda giustamente a cagare finchè Rompimaroni non si leva di torno. Le ho detto che in Italia i bambini come lui li chiamiamo rompimaroni, che è poi vero in fondo, no?. Il mio obbiettivo è che tutto il vicinato lo chiami così prima della mia partenza. Già ieri Jubil per presentarmi la madre mi ha detto "She`s Rompimaroni mother" , "Nice to meet you" ho risposto mentre le porgevo la mano.
Mogli e buoi
Merita un'ultima pagina il ritratto di questa, a mio avviso, tipica famiglia che mi ospita.
La mamma è la dolce Cecilie, che oramai è innamorata di me e quando mi vede mi abbraccia e parla affettuosamente...spero dica cose carine.
Poi c'è il marito che ha un nome ma tutti lo chiamano Waccacham, non so perchè. È molto buffo perchè dopo giorni di mutismo ho scoperto che sa un po' di inglese (una lingua tutta sua ma comprensibile) e quindi adesso ci lanciamo in strane chiacchierate la sera sul portico. Lui ha questo vergognosissimo vizio... fuma! E ha talmente il senso di colpa che quando mi vede fumare mi viene vicino e si accende una sigaretta, chissà da quanto sognava un compagno! È un vero fumatore, si gusta veramente la sigaretta, si sveglia pure verso le quattro per fumarsene una al fresco della notte. Due giorni fa io Waccacham e il Grand Father (il nonno, un vecchio vecchissimo con buffe orecchie rifoderate di pelo) eravamo in un paesello. Grand Father non ha ben capito il saluto italiano e quando mi si avvicina per darmi un bacio sulla guancia tira una bella annusata, avvicina la faccia alle mie orecchie e tira su col naso più forte che può, non ho cuore di spiegargli come funziona...Comunque è un signore molto tenero ma non bisogna fumare davanti a Grand Father e quindi il povero Waccacham da venticinque anni fuma dietro agli alberi o nei bagni. E l'ho visto nascondersi in
mezzo al traffico pur di non farsi vedere mentre fuma da Grand Father (chiamato Chacchan).
Tornati a casa ho confessato che non voglio farmi vedere dal nonno quando fumo, visto che oramai temo e rispetto anch'io orecchie pelose e Waccacham sconsolato mi guarda e dice "I know..." nel suo buffo inglese.
Insomma Waccacham è un uomo molto paziente e tranquillo, ama guardare gli alberi e leggere il giornale.
Mi ha fatto un sacco di domande sul prezzo delle cose in Italia e sugli stipendi e secondo me paragonava tutto a "quante vacche posso comprarmi con questi soldi?" perchè siamo arrivati alla conclusione che con il mio stipendio si possono comprare ben cinque vitelle! (n.d.r. quale stipendio?) Per natale spero di farmene una.
Poi c'è la mia cara Jubil, la figlia, con cui ho passato molto tempo. Lei è la mia traduttrice ufficiale ha diciassette anni ed è molto simpatica, purtroppo fa praticamente solo quello che le dice il fratello e non ha la minima intenzione di emanciparsi. In casa hanno questo bastardo computer che c'ha una pippa ogni volta che provi ad accenderlo. Lei non memorizza mai nulla, appena c'è un problema chiama il fratello o lo aspetta per comprare qualsiasi cosa e così via: si è pigramente addormentata in questa parte, non si chiede se mai sia utile essere un minimo indipendente per le piccole cose almeno. Mi chiedo che vita avrà, che lavoro farà, cosa potrà fare fuori dal suo nido iperprotetto da cui si allontana solo per andare a scuola o in chiesa.
Sono molto divertenti le sue risposte. Io la subisso di domande su cos'è questo o quello o dov'è la fermata del bus etc e lei spesso si limita a diri solo "yah!" che è un sì bello deciso e anche un po "sì deficiente...". Il "no" è detto stretto e raramente perche agli indiani non piace dirlo o comunque non poter fare nulla per te. E poi l`utilissimo "some problem" usato innumerevoli volte. Il pc non va? "Ehm... some problem". Passa il vicino matto? "Some problem". Il tuk tuk ci lascia in mezzo alla strada? "Some problem" e così via, e lei me lo dice quasi annoiata, per farmi stare zitta visto che la dolce Jubil è dotata di una pazienza trascendentale.
E in ultima LA grande risposta, il passpartout dell'India, la frase che conosce pure il mistico più mistico rinchiuso dentro a una caverna da cent`anni: NO PROBLEM! Tutti non mancano di metterlo ovunque e naturalmente, se mai verrete in India, non fidatevi! Il "no problem" semplicemente procrastina il "some problem" di cui sopra. Don't believe it!
Comunque Jubil è molto tenera e mi dice sempre che ora ho due sorelle, la prenderò alla lettera!
Infine c'è l'uomo di casa, il giovane Jobin. Ha ventitrè anni e sta fuori quasi tutto il giorno, è un caro ragazzo ma ha questa simpatica usanza di trattarti come un'animaletto domestico. Io sono l'ospite, per giunta donna, e quindi è normale che stia a casa a farmi ingozzare come una tacchina ed esca solo per le gite che lui organizza o lasci che lui mi compri i biglietti per i viaggi e le ricariche e lo spazzolino...
Io voglio andare in città a comprare, che so', due metri di corda per impiccarmi e lui si antepone dicendo "faccio io, compro io" e tu non puoi farci proprio nulla.Mi ha costretto a fare lo shopping più straziante della mia vita, portandomi nel posto più costoso della città, dove mi ha fissato per un'ora e pareva avere pure una certa fretta.
Alla fine ho preso un vestito a forza.
Guardavo un completo e sentivo dietro di me l'immancabile "take it!" o "you like? take!". Ho preso il più sobrio (n.d.r. esprimo perplessità sul concetto tondolesco di sobrietà) ma è caldissimo e l'ho messo solo una volta. Lo stesso le scarpe, "ti piacciono? prendile!". Risultato ho un paio di sandali che mi uccidono e un vestito troppo caldo che non ho potuto pagare. È uno strazio perchè vuole offrirmi tutto ma poi non manca di dirmi quanto noi siamo fortunati o quanti soldi prendo io o se in famiglia abbiamo delle macchine o il computer, facendomi sentire una merda, perchè anche il più pezzente di noi (e dico veramente il più sfigato) qua è un pascià. Comunque a natale io e Waccacham ci compriamo una bella vitella che chiamerò Libertà.
La mamma è la dolce Cecilie, che oramai è innamorata di me e quando mi vede mi abbraccia e parla affettuosamente...spero dica cose carine.
È arrivata ad imboccarmi, quando giro per casa la vedo arrivare con cucchiai pieni di cibo o pezzi di frutta e mi dice "un chirì" che in malliali è "un altro po'"
e io ingozzata a forza continuo a dire "too much too much" a bocca piena, pensa la scena. Ma lei se ne frega perchè l'indi-pensiero è insistere finchè non cedi o strafregarsene totalmente di quello che dici. E io che ho la forza di volontà di una scimmia, davanti ai biscotti cedo dopo due secondi. Cecilie si sforza di parlare inglese ma lo ha mallealizzato e quando lo parla io sono sempre convinta che sia malleali, poi scopro che mi chiedeva cose del tipo "is hot?". È molto dolce e ha una risata bellissima, si vede che ride proprio di cuore, una volta si è messa a piangere dal gran che rideva.Poi c'è il marito che ha un nome ma tutti lo chiamano Waccacham, non so perchè. È molto buffo perchè dopo giorni di mutismo ho scoperto che sa un po' di inglese (una lingua tutta sua ma comprensibile) e quindi adesso ci lanciamo in strane chiacchierate la sera sul portico. Lui ha questo vergognosissimo vizio... fuma! E ha talmente il senso di colpa che quando mi vede fumare mi viene vicino e si accende una sigaretta, chissà da quanto sognava un compagno! È un vero fumatore, si gusta veramente la sigaretta, si sveglia pure verso le quattro per fumarsene una al fresco della notte. Due giorni fa io Waccacham e il Grand Father (il nonno, un vecchio vecchissimo con buffe orecchie rifoderate di pelo) eravamo in un paesello. Grand Father non ha ben capito il saluto italiano e quando mi si avvicina per darmi un bacio sulla guancia tira una bella annusata, avvicina la faccia alle mie orecchie e tira su col naso più forte che può, non ho cuore di spiegargli come funziona...Comunque è un signore molto tenero ma non bisogna fumare davanti a Grand Father e quindi il povero Waccacham da venticinque anni fuma dietro agli alberi o nei bagni. E l'ho visto nascondersi in
mezzo al traffico pur di non farsi vedere mentre fuma da Grand Father (chiamato Chacchan).
Tornati a casa ho confessato che non voglio farmi vedere dal nonno quando fumo, visto che oramai temo e rispetto anch'io orecchie pelose e Waccacham sconsolato mi guarda e dice "I know..." nel suo buffo inglese.
Insomma Waccacham è un uomo molto paziente e tranquillo, ama guardare gli alberi e leggere il giornale.
Mi ha fatto un sacco di domande sul prezzo delle cose in Italia e sugli stipendi e secondo me paragonava tutto a "quante vacche posso comprarmi con questi soldi?" perchè siamo arrivati alla conclusione che con il mio stipendio si possono comprare ben cinque vitelle! (n.d.r. quale stipendio?) Per natale spero di farmene una.
Poi c'è la mia cara Jubil, la figlia, con cui ho passato molto tempo. Lei è la mia traduttrice ufficiale ha diciassette anni ed è molto simpatica, purtroppo fa praticamente solo quello che le dice il fratello e non ha la minima intenzione di emanciparsi. In casa hanno questo bastardo computer che c'ha una pippa ogni volta che provi ad accenderlo. Lei non memorizza mai nulla, appena c'è un problema chiama il fratello o lo aspetta per comprare qualsiasi cosa e così via: si è pigramente addormentata in questa parte, non si chiede se mai sia utile essere un minimo indipendente per le piccole cose almeno. Mi chiedo che vita avrà, che lavoro farà, cosa potrà fare fuori dal suo nido iperprotetto da cui si allontana solo per andare a scuola o in chiesa.
Sono molto divertenti le sue risposte. Io la subisso di domande su cos'è questo o quello o dov'è la fermata del bus etc e lei spesso si limita a diri solo "yah!" che è un sì bello deciso e anche un po "sì deficiente...". Il "no" è detto stretto e raramente perche agli indiani non piace dirlo o comunque non poter fare nulla per te. E poi l`utilissimo "some problem" usato innumerevoli volte. Il pc non va? "Ehm... some problem". Passa il vicino matto? "Some problem". Il tuk tuk ci lascia in mezzo alla strada? "Some problem" e così via, e lei me lo dice quasi annoiata, per farmi stare zitta visto che la dolce Jubil è dotata di una pazienza trascendentale.
E in ultima LA grande risposta, il passpartout dell'India, la frase che conosce pure il mistico più mistico rinchiuso dentro a una caverna da cent`anni: NO PROBLEM! Tutti non mancano di metterlo ovunque e naturalmente, se mai verrete in India, non fidatevi! Il "no problem" semplicemente procrastina il "some problem" di cui sopra. Don't believe it!
Comunque Jubil è molto tenera e mi dice sempre che ora ho due sorelle, la prenderò alla lettera!
Infine c'è l'uomo di casa, il giovane Jobin. Ha ventitrè anni e sta fuori quasi tutto il giorno, è un caro ragazzo ma ha questa simpatica usanza di trattarti come un'animaletto domestico. Io sono l'ospite, per giunta donna, e quindi è normale che stia a casa a farmi ingozzare come una tacchina ed esca solo per le gite che lui organizza o lasci che lui mi compri i biglietti per i viaggi e le ricariche e lo spazzolino...
Io voglio andare in città a comprare, che so', due metri di corda per impiccarmi e lui si antepone dicendo "faccio io, compro io" e tu non puoi farci proprio nulla.Mi ha costretto a fare lo shopping più straziante della mia vita, portandomi nel posto più costoso della città, dove mi ha fissato per un'ora e pareva avere pure una certa fretta.
Alla fine ho preso un vestito a forza.
Guardavo un completo e sentivo dietro di me l'immancabile "take it!" o "you like? take!". Ho preso il più sobrio (n.d.r. esprimo perplessità sul concetto tondolesco di sobrietà) ma è caldissimo e l'ho messo solo una volta. Lo stesso le scarpe, "ti piacciono? prendile!". Risultato ho un paio di sandali che mi uccidono e un vestito troppo caldo che non ho potuto pagare. È uno strazio perchè vuole offrirmi tutto ma poi non manca di dirmi quanto noi siamo fortunati o quanti soldi prendo io o se in famiglia abbiamo delle macchine o il computer, facendomi sentire una merda, perchè anche il più pezzente di noi (e dico veramente il più sfigato) qua è un pascià. Comunque a natale io e Waccacham ci compriamo una bella vitella che chiamerò Libertà.
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