Calcutta o Kolkata è veramente bella. È un intreccio di ricordi coloniali e decadenti, palazzoni e vecchi quartieri che cadono a pezzi. Nelle intricate strade della città vecchia sono sempre troppo impegnata a guardare tutta la vita che si apre davanti a me che dimentico di guardare in alto. Ma quando il mio sguardo volge al cielo, vedo finestre che un tempo potevano essere quelle dei maraja, a punta, con decori in legno e grandi verande pricipesche, ora nere fumo e semi distrutte, dove penzolano lunghi sari e stoffe multicolori.
Ogni due metri incontri venditori di cibo, con pericolosissime padelle di olio bollente e friggono friggono, ci infilano tutto, sembra il calderone di Harry Potter. Innumerevoli "bibbitari" da cui alla faccia della dissenteria mi servo di continuo per bere soda e limoni e mangiare fette di cocomero e papaja.
Sono una manna visto che qui fanno quarantacinque gradi con un'umidità del novanta per cento, l'aria è rarefatta e polverosa. Polverosa anche perchè in certe zone (sempre della parte vecchia) alcune strade sono di terra battuta e certi enormi bilici (n.d.r. non so cosa intenda) passano sollevando nebbia . I camion indiani sono uno spettacolo, dipinti a mano, con scritte dal sapore antico che dicono "L`India è grande" e hanno emormi occhi disegnati sulle fiancate, dee e vacche: sono arte pura!
Vedi orde di uomini con canotta e lenzuolino che in testa hanno tutti tipi di cesti e scatoloni rifoderati di stoffa.
Ho pure visto uno che sulla capoccia portava una cucina! Il forno per intenderci, della Kenwood a esser precisi, ti rendi conto? Ho pure visto un esercito di uomini seminudi (saranno stati una ventina) che si facevano largo nella strada piena di risciò, taxi, vecchi bus, metro, bici scamparlente… con enormi cesti pieni di banane in testa. Sembrava carnevale. Sempre in questa meravigliosa parte antica c'è un enorme moschea che è attorniata da negozi di musulmani che vendono per lo più vestiti, soprattutto femminili.
Fanno molto ridere queste botteghe perchè vedi appese nelle vetrine questi "sacchi" neri o grigi, giusto con qualche perlina e copricapi (velati, che coprono tutta la faccia) dei medesimi non-colori. Mi domando, perchè tanta scelta?… Son tutti uguali.
I mercanti hanno tutti lunghe barbe senza baffi e stanno sdraiati dentro agli esercizi dove si entra rigorosamente scalzi e ci si svacca su materassi che occupano tutto il calpestabile.
Insomma macino kilometri tutto il santo giorno e mi perdo in dedali di fiere assurde.
Strade così fitte che ci si cammina addosso.
Ho beccato pure la parte di smercio dedicata ai bracciali e gioielli, che in India sono una vera e propria istituzione. Oro e colori a perdita d'occhio, sembrava la caverna di Alì Babà.
C'è così tanta roba da vedere che non sono riuscita a comprare nulla, sono troppo impegnata a guardare e alla fine torno a casa stravolta e sporca. Riesco solo, talvolta, a mangiare, ma più di tanto non riesco a fare, è tutto così diverso.
In ultima ieri sono andata sul Gange (il Ganghe, come lo chiamano qui, e, nella zona di Kolkata, Hoogly river).
Per lunghi tratti è impossibile scorgerlo, ma son riuscita a trovare un punto dove, se passi dei binari di una stazione che pare in disuso, puoi passeggiare in tranquillità sulle rive.
Sono entrata da una sorta di antica costruzione a tempio piena di uomini (sempre con l'asciugamanino e basta) che giocavano ad una specie di dama indiana, chi pregava, chi mangiava, chi chiedeva l`elemosina….
Addentradomi definitivamente mi si è aperto davanti il maestoso Gange!
Scendo una scalinata che si tuffa nell`acqua, sporca e piena di plastica e fiori che galleggiano pigramente insieme. Ho visto pure uno vestito da bancario, con i pantaloni tirati fin su alle ginocchia che pregava con gli occhi chiusi e con un anfora piena d`acqua rivolta al cielo… per un attimo ho avuto il terrore che se la bevesse, no, l'ha riversata nel fiume, si è benedetto ed è andato via con la sua ventiquattrore.
Si facevano il bagno pure una miriade di altre persone tra cui un gruppo di donne, vestite, che quando uscivano dal fiume si sdraiavano: ad ogni gradino e con un pezzo di coccio in mano disegnavano un semicerchio per terra, immagino per omaggiare qualche dio o vattelapesca!.
Infine, una cosa sia bellissima che triste. Lungo tutta la riva che son riuscita a vedere è affollata di statue fatte con una tecnica simile alla nostra carta pesta (suppongo che siano specie di "foglie di corteccia" mischiate con colla e farina). Sono buttate in qua e in là, semi distrutte, con addosso ricordi di stoffe preziose, ammantate di decori e ornamenti. Shiva, Devi, Kali, vacche, cani, elefanti, Ganesh e chi più ne ha più ne metta… che guardano punti fissi lontani con la faccia che casca a pezzi. Shree mi ha detto che usano (immagino quando sono nuove) farle galleggiare sul fiume durante certi festival religiosi e poi a festa finite si lasciano tramontare sulle rive, il tempo le distruggerà. Io trovo che tenerle un po' più da conto sarebbe meglio, metterle a riparo da qualche parte, ma forse è un punto di vista occidentale o da restauratrice.
Sono manufatti molto particolari, decisamente pacchiani.
Il fiume è veramente poderoso e avrei voluto vederlo un tempo, pulito, e immergermi nelle sue acque benedette e purificare la mia maledetta anima!.

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