Prima di partire ero convinta che un mondo dove sedevi accanto a carretti di gelato come nei fumetti di topolino, le bottiglie di fanta degli anni 70, gli alberghi pulciosi con gli scarafaggi, i taxi con le nappe sui vetri, i risciò, le collane di fiori veri, il camino in cucina, i pastori al pascolo, riposarsi in ristoranti semidistrutti mangiando su foglie di banano, vedere camerieri scalzi e semi nudi, prendere il the sul treno da un boyler del `50, dormire su una cuccetta stinta accanto a un ventilatore polveroso e decrepito, passaggi a livello che come leva hanno un grosso masso, camion dipinti a mano, informazioni scritte accuratamente a tempera sui vetri degli uffici, mercati lerci e puzzolenti all'inverosimile, quelli che ti scrivono la lettera per strada, bambini che salutano i treni…oh sì, questo e molto altro, che dimenticherò nella bambagia europea.
Insomma ero convinta che, come tutto quello che ti immagini prima di vederlo, fosse un mondo perduto nei libri e nei film, filtrato dalla tv.
No, esiste davvero. Quello che hai solo letto, romanzato, qui c'è…
Io credevo di trovare, come da noi, un mesto riciclo del passato. Mi aspettavo un'India scalpitante lanciata nel futuro. Sì forse in qualche luogo è così, qua e là, qualche triste centro commerciale o ufficio spaziale nel mezzo dell'inferno… ma il resto è un eterno viaggiare con Verga, Pasolini, Flaiano e tutti quegli scrittori, registi e artisti di serie a e b che ci hanno fatto vedere un mondo oramai sepolto.
Qui è vivo, brulica incessantemente.
E ora? Mi aspetto di tornare in Italia e vedere Rosso Malpelo nelle miniere, le maestre di Cuore nelle scuole, dal treno vedere L`uomo dal fiore in bocca e le contadine di Fontamara. Viaggiare nel mondo e incontrare Ragazzo negro o Chatwin in Patagonia e prendere il piroscafo con Poirot… per un attimo mi sono sentita L`uomo del monte con i suoi ananas….
E, se avessi finito di leggerli o comprenderli pienamente, in questi mesi avrei cercato Lara come Zivago, preso il battello con Huck Finn e inseguito il capitano di Whitman.
L'India è un viaggio in quello che ti immagini.
L'India è un luogo della mente, ma nel contempo è vera, è reale…
Ho di nuovo dei sogni e vorrei viaggiare per vedere se il Kenia è quello di Karen Blixen, se Coney Island è quella di Woody Allen, se le autostrade negli States sono quelle di Bruce Springsteen, la Parigi di Paolo Conte, la Praga di Hrabal e l'Egitto di Indiana Jones.
Quanto sarebbe bello vedere tutto questo?
Non pensate valga la pena vivere solo per poter osservare quello che, in fin dei conti, sognamo durante tutta la nostra quotidiana vita?
Il Treno ha fischiato e io ero su quel treno, alla faccia di Pirandello!
Per un attimo ho anche visto Peachy e Dravot adentrarsi nell`Himalaya!
Ciao.
una bionda indiana
ovvero: cara Sarah ti scrivo...
lunedì 27 giugno 2011
Monsoni times ("times" letto alla bulgnais tipo "vanesss")
È iniziato in silenzio…un giorno cos+… un caldo atroce che friggeva le uova, poi nebbia fitta di acqua e pioggerella fastidiosa e poi pioggia da brughiera che finalmente smorza il caldo e infine una notte carica di acqua senza stop. Vento che porta ondate di pioggia fresca. Mi dico: “Esco con le scarpe chiuse”. Poi guardo fuori dalla finestra e mi pare che l`acqua arriva alle caviglie, “No, ciabatta” ripenso. Poi vedo un povero cristo che attraversa la strada con l`acqua fino al sedere!! Oh il tipo è un nano!
Tutte le stradelline del quartiere sono inondate. Non so come sono messe le strade principali, che da qua non si vede nulla, sento solo qualche clacson, raro.. strano!
Vedo galleggiare tutta quella spazzatura che nei giorni di secca se ne stava maleducata sulle strade e adesso è lì che nuota in questo mare e domani devo prendere il treno per andare a Lucknow (città a un giorno di treno da qui) mia ultima tappa dell`impresa. Come faccio ad andare in stazione? Come fa stà gente?
Oggi in effetti non gira nessuno, quello del pane ad esempio latita…vabbè che chi lo ha mai visto?!
Sento il campanello, corro che son curiosa come una bestia di sapere che cosa hanno portato e chi, e quel maledetto non c'è mai! Solo il pane nel cartoccio sulla grata della porta. Quello del latte idem, la busta sulla grata. Vorrei vederli questi fantomatici fattorini: breadman e milkman…
Poi c'è quello che pulisce il cesso... ve lo dico! Entra bello scalzo con la sua scopetta di rami in mano e Gublu varie volte ha tentato di azzannarlo, e rido come una pazza perchè sembra una sit com:
Vedo galleggiare tutta quella spazzatura che nei giorni di secca se ne stava maleducata sulle strade e adesso è lì che nuota in questo mare e domani devo prendere il treno per andare a Lucknow (città a un giorno di treno da qui) mia ultima tappa dell`impresa. Come faccio ad andare in stazione? Come fa stà gente?
Oggi in effetti non gira nessuno, quello del pane ad esempio latita…vabbè che chi lo ha mai visto?!
Sento il campanello, corro che son curiosa come una bestia di sapere che cosa hanno portato e chi, e quel maledetto non c'è mai! Solo il pane nel cartoccio sulla grata della porta. Quello del latte idem, la busta sulla grata. Vorrei vederli questi fantomatici fattorini: breadman e milkman…
Poi c'è quello che pulisce il cesso... ve lo dico! Entra bello scalzo con la sua scopetta di rami in mano e Gublu varie volte ha tentato di azzannarlo, e rido come una pazza perchè sembra una sit com:
-Suonano alla porta, il cane si allerta, Shree apre la porta, Gublu scatta e si sentono solo, oltre quella porta che mi copre la vista, grida di dolore “Haaa! Haaaaa!”.
Poveruomo, già fa tanto di andar giù col randazzo nel wc (presumo poi, non l`ho mai seguito). Shree mi dice sempre :”Vuoi che pulisca anche il tuo?”, ma sinceramente non mi è chiaro perchè uno debba dar di scopa dentro al water. Poi ho pensato "bho, forse ammazza animali strani che escono dal cesso". Io ad esempio convivo con un geco gigante che vive sulla parete sud tra la libreria e l'angolo ovest e quando sa di essere in vista si appiattisce come una pizzetta e così si sente al sicuro. No, lo vedo benissimo, come ora vedo la sua codina che fa capolino dalla mensola dei libri tra Twain e Wodehouse. La verità è che qua c'è uno per tutto.
C'è quello che lascia il "Telegraph" a terra, poi puntualmente passa il cane che si mangia tutta la prima metà pagina e ti lascia il resto sbavato e talvolta zampato di piscio. Una delizia.
Poi c'è la cuoca…che ridere! Oh lei cucina e basta, poi Gublu può pisciare e cagare ovunque che lei non si sogna minimamente di coprirli col Telegraph, che mi ostino a leggere pure da terra bagnato di urina. E se lo fa è talmente scoglionata che pare proprio non essere il suo compito. Le scansa. E malgrado quella dei pavimenti, quello dello sciacquone, la cuoca, il portinaio (che dorme sulla banda in giardino), quello del latte, quello del pane, quello del giornale e forse qualcun'altro che è sfuggito al mio sguardo distratto, la casa rimane sempre anarchicamente indiana.
Il lassismo si respire come questa umidità. C'è una pigrizia di fondo che traspare pure da questi mobili in disuso, da questi libri polverosi, sulle pareti unte della cucina e nei rivoli calcarei in bagno… tutto così stantio. E ci si rotola qua e la nella pigrizia di questo tempo.
Questo prepotente tempo indiano che vince su qualunque buona volontà, che corrode tutto. Caldo atroce poi pioggia battente.. tutto fa sì che si ciondoli da mane a sera.
Credo sia impossibile vedere un'India stressata e indaffarata. I tempi sono in un caos placido. Finirà il monsone, si, e mi fanno presente che questa è solo una depressione premonsonica.
Poveruomo, già fa tanto di andar giù col randazzo nel wc (presumo poi, non l`ho mai seguito). Shree mi dice sempre :”Vuoi che pulisca anche il tuo?”, ma sinceramente non mi è chiaro perchè uno debba dar di scopa dentro al water. Poi ho pensato "bho, forse ammazza animali strani che escono dal cesso". Io ad esempio convivo con un geco gigante che vive sulla parete sud tra la libreria e l'angolo ovest e quando sa di essere in vista si appiattisce come una pizzetta e così si sente al sicuro. No, lo vedo benissimo, come ora vedo la sua codina che fa capolino dalla mensola dei libri tra Twain e Wodehouse. La verità è che qua c'è uno per tutto.
C'è quello che lascia il "Telegraph" a terra, poi puntualmente passa il cane che si mangia tutta la prima metà pagina e ti lascia il resto sbavato e talvolta zampato di piscio. Una delizia.
Poi c'è la cuoca…che ridere! Oh lei cucina e basta, poi Gublu può pisciare e cagare ovunque che lei non si sogna minimamente di coprirli col Telegraph, che mi ostino a leggere pure da terra bagnato di urina. E se lo fa è talmente scoglionata che pare proprio non essere il suo compito. Le scansa. E malgrado quella dei pavimenti, quello dello sciacquone, la cuoca, il portinaio (che dorme sulla banda in giardino), quello del latte, quello del pane, quello del giornale e forse qualcun'altro che è sfuggito al mio sguardo distratto, la casa rimane sempre anarchicamente indiana.
Il lassismo si respire come questa umidità. C'è una pigrizia di fondo che traspare pure da questi mobili in disuso, da questi libri polverosi, sulle pareti unte della cucina e nei rivoli calcarei in bagno… tutto così stantio. E ci si rotola qua e la nella pigrizia di questo tempo.
Questo prepotente tempo indiano che vince su qualunque buona volontà, che corrode tutto. Caldo atroce poi pioggia battente.. tutto fa sì che si ciondoli da mane a sera.
Credo sia impossibile vedere un'India stressata e indaffarata. I tempi sono in un caos placido. Finirà il monsone, si, e mi fanno presente che questa è solo una depressione premonsonica.
È così umido che pure la carta dove sto scrivendo ora assorbe l`inchiostro acquosamente allargando i contorni dello scritto.
Che si fa oggi? Nulla, c'è il monsone, si fa la ruggine piano piano.
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venerdì 24 giugno 2011
Un po' di critica televisiva (ma ci sarà un Aldo Grasso indiano?)
Oggi vorrei tanto uscire a fare un bel giro ma come faccio? Devo prendere degli antistaminici? Ho letto su interrrnet che può essere una forma di cancro… al solito ti lascio il mio corpo da scienza e le mutande alte, ok? Vabbè, dopo ci penso.
Ah, poi ieri si è presentato a casa questo fantomatico Pablo, così senza telefonare, nulla. Che tipi! Mi pare uno simpa e parla velocissimo con tutti gli accenti spostati. Essì perchè gli indiani spostano gli accenti delle parole inglesi, tipo monkey ha 1`accento alla fine e diventa "monchì" o orange juice diventa "ora'ngiùs'"
ma che è? Si risolverebbe tutto parlando lentamente, ma non gli entrava nella capoccia.
Che gente gli indi. Arriva, accende il pc di Shree, arriva poi un'altro (tale Chico) e poi mette la musica dal cellulare e parla al telefono e fuma e parla e gira per casa (come fa il Carlo, hai presente?)…
E qui ho avuto l`ennesima conferma: loro sono, sì, molto insistenti e super invadenti, però di rimando sono pure molto pazienti e accettano quasi tutto, passivamente, tranquillamente e io apprezzo molto quest'altro lato della medaglia. Insomma non hanno i convenevoli europei, se ti conoscono bene (e lui Shree e Chico si conoscono da millenni), casa tua è veramente casa loro e il "padrone" di casa pazienta e non dice nulla.
Shree stava sulla poltrona e guardava "Xmen Wolverine" (urendo!), con una faccia fissa. Io passavo a tratti dicendo "Shreen è una cagata! Cambia canale". Mentre guardavamo il film le ho detto "Ecco in Italia questa la chiamiamo cagata". Lei guardava il televisore e diceva "What cagata!!" poi con l'occhio spento ripeteva "cagata". Mi fa morir dal ridere Shree, è veramente simpatica , ha un gran senso dell'umorismo ed è dotata, come la stragrande maggioranza di indiani, di una tolleranza celestiale.
Dopo qualche birra, i due bregaz (Chico e Pablo, ti sembrano dei nomi?) mi fanno "Yeeee! E dopo party!", io faccio la figa e dico "Yeeeeeeeeeee! Certo!" battendo cinque e pugni chiusi come quelli di Beverly Hills.
Poi ci mettiamo tutti insieme a vedere "Xman quindici" e mi addormento sulla poltrona, dopo dieci minuti, ripeto DIECI MINUTI.
Erano le nove e cinquanta.
Che chiavica!!
Ti immagini ?
Avranno detto "Ammazza che vita questa dall'Italia!" hahahhah.
Loro invece hanno resistito a parlare e scherzare per un bel po', ridendo di me magari, chissà… e comunque avrebbero le loro buone ragioni!!
Io in camera, nuda, sotto al ventilatore con l`asciugamano umido che dormivo come un sasso. Stasera dice che tornano tutti insieme e spero di durare fino alle undici…Poi chissà se è vero che passano, non capisco mai se è un appuntamento, se sì, se no, se ci sono, se dicono tanto per dire… boh!
Dammi dei soldi o ti spacco disse l'autista del bus
Gublu ha appena cagato nella mia stanza! Che dici, è un intimidazione? Mi minaccia? Porco di un cane! Stamane mi sono svegliata con un nuovo amico, l`orzaiolo piu` molesto della mia vita. E visto che secondo me è parente dell`ascesso che ho avuto un mese fa e pure cugino di un fastidioso gonfiore che ho avuto la settimana scorsa alla mia signorina, finalmente l'ho trovato! Quello che starà con me per sempre! Mmmmio marito! Lo staffilococco!
E ora per eliminarlo, da mantide quale sono, sto usando ritrovati ayurvedici che quando applico le due gocce nella cornea brucio e urlo di dolore, ma spero sia l`effetto della disinfezione.
Comunque, incurante di mio marito, vado a prendere l'autobus per andare in centro.
I bus sono belli tanto quanto i camion, con le destinazioni dipinte a mano e quelli che urlano fuori dal portello frasi che sentite sembrano dire tipo "OWAOWAOWAOWA!!!"
Ti ci buttano dentro come un sacco e poi ti fanni il gesto del: "Dammi i soldi o ti spacco", sono parecchio diffidenti i commercianti e simili. Alla fermata c'erano due signori e tre capre.
Legate al paletto della banchina, che è cosa rara qui, perchè ti fermi un po' dove vuoi a prendere il bus, se lo prendi bene, se no vai a cagare. Erano li con i loro bei collari a sonagli.
Insomma non so se ste tre capre dovevano prendere il bus, e se si dove mai andavano? Fatto sta che il mio non l`hanno preso.
Mi fermo davanti al Victoria Memorial, un museo aperto all'inizio del 900 in memoria dell'omonima regina, che troneggia all'entrata maestosa! In questo parco immenso regna la statua in bronzo di questa cicciona con la faccia severa che tiene in mano la palla del potere (come i papi). Per entrare devi superare una cancellata con le solite mille guardie e metal detector. E proprio lì, seduto sul marciapiedi, c'era uno che teneva a guinzaglio due macachini. Vuole da me dei soldi e per ripagarmi le scimmie balleranno per me.
Io gli do' dei soldi ma rifiuto di veder ballare le povere bestie. Lui ovviamente non mi caga di striscio e alza la bacchetta, che, evidentemente, doveva far scatenare la scimmia in questa fantomatica "monkey dance".
Il macaco guarda dapprima stupito la bacchetta, poi annoiatissimo e con quello sguardo intenso di scimmia pare pensi: "Balla tu pirla!". Mi ha fatto morire dal ridere, poi si e` messo a grattarsi le palline (il macaco non il tipo). Il padrone in realtà era molto amorevole con le due creature e me ne sono andata serena.
Passata l`obesa si entra nel museo. Pieno di quadri e disegni sull`India coloniale.
C'è pure una sala con la ricostruzione di Kolkata presumo, prima dell'avvento inglese. Case di legno dal sapore orientale e gente seminuda che cammina coi cesti in testa.
Mi ha messo un po' di malinconia perchè penso a quanto sia stato traumatico per un popolo l'occupazione aggressiva di una società diversissma, per altro.
Uccelli, all'interno, solcano la cupola del museo. Al sentir cinguettare ho pensato che fossero quei citofoni, di cui l'India è piena, che fanno i versi degli uccelli, non so a cosa servano, ma esistono. Poi ho realizzato che erano passerotti veri: su due bellissimi portoni cesellati e dismessi, in un angolo, frullano di continuo scoiattoli che si inseguono l'un l'altro.
Insomma il Victorial Museum è pieno di bestie.
Gli scoiattoli poi sono adorabili, e, come diceva uno "sono solo topi con la coda pelosa e proprio per questo attributo superfluo li amiamo", arrivando poi alla conclusione che l'uomo ama esclusivamente il superfluo. Vedete voi, daltronde pure i pavoni non sono altro che tacchini con la "pavona".
Al piano superiore c'erano meravigliosi quadri e disegni dedicati agli dei hindu.
Uno bellissimo, con la mia preferita, Kali, tutta nera con la lingua da fuori e le mani e i piedi rossi, con quell'elegante collana di testine baffute e il gonnellino di braccia sanguinanti e in mano tiene pure una testa decollata di un ometto coi mustacchi, anche lui sanguinante. Poi Shiva, Devi e la sala con le personalità importanti dell`India, dal Mahatma a Raju Gandhi… insomma il museo è molto piacevole e fresco, ve lo consiglio. Se non altro per gli scoiattoli.
Fuori nel parco coppiette amoreggiano e ho pure fatto un calcolo veloce che per ogni coppietta appartata c'è un guardone dietro al cespuglio. Giuro!
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lunedì 13 giugno 2011
Il Ganghe!
Calcutta o Kolkata è veramente bella. È un intreccio di ricordi coloniali e decadenti, palazzoni e vecchi quartieri che cadono a pezzi. Nelle intricate strade della città vecchia sono sempre troppo impegnata a guardare tutta la vita che si apre davanti a me che dimentico di guardare in alto. Ma quando il mio sguardo volge al cielo, vedo finestre che un tempo potevano essere quelle dei maraja, a punta, con decori in legno e grandi verande pricipesche, ora nere fumo e semi distrutte, dove penzolano lunghi sari e stoffe multicolori.
Ogni due metri incontri venditori di cibo, con pericolosissime padelle di olio bollente e friggono friggono, ci infilano tutto, sembra il calderone di Harry Potter. Innumerevoli "bibbitari" da cui alla faccia della dissenteria mi servo di continuo per bere soda e limoni e mangiare fette di cocomero e papaja.
Sono una manna visto che qui fanno quarantacinque gradi con un'umidità del novanta per cento, l'aria è rarefatta e polverosa. Polverosa anche perchè in certe zone (sempre della parte vecchia) alcune strade sono di terra battuta e certi enormi bilici (n.d.r. non so cosa intenda) passano sollevando nebbia . I camion indiani sono uno spettacolo, dipinti a mano, con scritte dal sapore antico che dicono "L`India è grande" e hanno emormi occhi disegnati sulle fiancate, dee e vacche: sono arte pura!
Vedi orde di uomini con canotta e lenzuolino che in testa hanno tutti tipi di cesti e scatoloni rifoderati di stoffa.
Ho pure visto uno che sulla capoccia portava una cucina! Il forno per intenderci, della Kenwood a esser precisi, ti rendi conto? Ho pure visto un esercito di uomini seminudi (saranno stati una ventina) che si facevano largo nella strada piena di risciò, taxi, vecchi bus, metro, bici scamparlente… con enormi cesti pieni di banane in testa. Sembrava carnevale. Sempre in questa meravigliosa parte antica c'è un enorme moschea che è attorniata da negozi di musulmani che vendono per lo più vestiti, soprattutto femminili.
Fanno molto ridere queste botteghe perchè vedi appese nelle vetrine questi "sacchi" neri o grigi, giusto con qualche perlina e copricapi (velati, che coprono tutta la faccia) dei medesimi non-colori. Mi domando, perchè tanta scelta?… Son tutti uguali.
I mercanti hanno tutti lunghe barbe senza baffi e stanno sdraiati dentro agli esercizi dove si entra rigorosamente scalzi e ci si svacca su materassi che occupano tutto il calpestabile.
Insomma macino kilometri tutto il santo giorno e mi perdo in dedali di fiere assurde.
Strade così fitte che ci si cammina addosso.
Ho beccato pure la parte di smercio dedicata ai bracciali e gioielli, che in India sono una vera e propria istituzione. Oro e colori a perdita d'occhio, sembrava la caverna di Alì Babà.
C'è così tanta roba da vedere che non sono riuscita a comprare nulla, sono troppo impegnata a guardare e alla fine torno a casa stravolta e sporca. Riesco solo, talvolta, a mangiare, ma più di tanto non riesco a fare, è tutto così diverso.
In ultima ieri sono andata sul Gange (il Ganghe, come lo chiamano qui, e, nella zona di Kolkata, Hoogly river).
Per lunghi tratti è impossibile scorgerlo, ma son riuscita a trovare un punto dove, se passi dei binari di una stazione che pare in disuso, puoi passeggiare in tranquillità sulle rive.
Sono entrata da una sorta di antica costruzione a tempio piena di uomini (sempre con l'asciugamanino e basta) che giocavano ad una specie di dama indiana, chi pregava, chi mangiava, chi chiedeva l`elemosina….
Addentradomi definitivamente mi si è aperto davanti il maestoso Gange!
Scendo una scalinata che si tuffa nell`acqua, sporca e piena di plastica e fiori che galleggiano pigramente insieme. Ho visto pure uno vestito da bancario, con i pantaloni tirati fin su alle ginocchia che pregava con gli occhi chiusi e con un anfora piena d`acqua rivolta al cielo… per un attimo ho avuto il terrore che se la bevesse, no, l'ha riversata nel fiume, si è benedetto ed è andato via con la sua ventiquattrore.
Si facevano il bagno pure una miriade di altre persone tra cui un gruppo di donne, vestite, che quando uscivano dal fiume si sdraiavano: ad ogni gradino e con un pezzo di coccio in mano disegnavano un semicerchio per terra, immagino per omaggiare qualche dio o vattelapesca!.
Infine, una cosa sia bellissima che triste. Lungo tutta la riva che son riuscita a vedere è affollata di statue fatte con una tecnica simile alla nostra carta pesta (suppongo che siano specie di "foglie di corteccia" mischiate con colla e farina). Sono buttate in qua e in là, semi distrutte, con addosso ricordi di stoffe preziose, ammantate di decori e ornamenti. Shiva, Devi, Kali, vacche, cani, elefanti, Ganesh e chi più ne ha più ne metta… che guardano punti fissi lontani con la faccia che casca a pezzi. Shree mi ha detto che usano (immagino quando sono nuove) farle galleggiare sul fiume durante certi festival religiosi e poi a festa finite si lasciano tramontare sulle rive, il tempo le distruggerà. Io trovo che tenerle un po' più da conto sarebbe meglio, metterle a riparo da qualche parte, ma forse è un punto di vista occidentale o da restauratrice.
Sono manufatti molto particolari, decisamente pacchiani.
Il fiume è veramente poderoso e avrei voluto vederlo un tempo, pulito, e immergermi nelle sue acque benedette e purificare la mia maledetta anima!.
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venerdì 10 giugno 2011
Cammina cammina...
Ieri sono tornata tardi a casa con la metro, dopo una giornata passata a camminare come un mulo, e non ho capito perchè arrivata a destinazione nessun risciò era libero.
Così, contrariamente a qualsiasi consiglio autoctono, decido di andare a piedi anche perchè avevo pure contrattato la corsa con il solito tassista rapinatore, ma non è andata bene. A cagare stì culi pesi!
Vado dritta per la mia strada, non sapendo assolutamente dove andare perchè la cartina che ho non è dettagliata (mooolto utile) e chiedere a qualcuno è decisamente imprudente, perchè sono capaci di mandarti uno di qua e l'altro dalla parte opposta di modo che giri come una baggiana per ore.
Mentre cammino, già alterata dal non aver trovato nessun risciò e aver incontrato il tassista ladro, mi parte la ciabatta che si apre in due… sono scalza su questi sospetti marciapiedi costellati di sputi.
Inizio ad imprecare (e questa è per mia sorella) come il medico (Helmer) de "Il regno" di Lars Von Trier che sale sul tetto dell`ospedale e grida "La Danimarca! una cacata di gesso nell'acqua!! danesi maledetti, danesi canaglia pezzenti!" mentre io mi rivolgo all'India!
Insomma cammino con una sola scarpa vaneggiando come un'invasata, sudata e sporca… decisamente in sintonia con la strada quando vedo passare un risciò man, ovvero il risciò a bicicletta: questi steli d'uomo che faticano come muli tutto il giorno.
Visto che mi ero persa, chiedo (imprudente che sono), dov'è la mia zona e lui dice che mi ci porta per trenta rupie. Accetto, mio malgrado, perchè mi ero ripromessa di non usufruire mai di questi poveracci.
Salgo e lui è lì che fa una fatica bestia, per un certo tratto di strada siamo pure contromano su uno stradone tipo tangenziale (indiana mica bolognese). Ho visto la morte in faccia… io che dondolavo e brandivo la mia defunta ciabatta e questo pover'uomo sudato come una bestia che spingeva, alla ricerca della tomba sulle interurbane di Calcutta.
Dopo innumerevoli stradine, incroci, doppie corsie arrivo alla mia rotonda e devo dire che sono le trenta rupie meglio spese della mia vita. Mai visto uno guadagnarsi da vivere facendo tanta fatica, sono degli eroi.
Pensa che il quartiere vecchio di Kolkata è l`ultimo bastione dei "tana rickshaw" (ho letto sulla guida che si chiamano così) ovvero quelli che portano la carretta a piedi e a volte caricano certe ciccione...uno spettacolo straziante. Ho pure visto un vecchio sui settanta/ottant'anni che trainava un risciò con tre persone.
Finchè non lo vedi non puoi capire...poracci!
mercoledì 8 giugno 2011
Assalto alla diligenza
Mentre pagavo per una ciotola di riso sono stata raggirata da un maledetto babbeo che mi ha rubato 100 rupie con la scusa che non aveva il resto ed è scomparso. Se non hai i soldi contati ti senti sempre dire che non hanno il resto, dubitate gente! Sembra sempre che siano a corto di banconote di piccolo taglie in modo che sia impossibile darti quanto dovuto. Come quel libro "Ho servito il re di Inghilterra" di Hrabal, dove il protagonista dal binario vendeva salsicce a quelli sul treno e faceva sempre il gesto di cercare le monetine finchè il treno non partiva e lui si teneva allegramente i soldi.
Poi, a una fermata nel nulla scendo a fumarmi una sigartetta e mentre sto li tranquilla mi sento tirare per il colletto: è la polizia ferroviaria. Mi intima di seguirla nel vagone riservato alla sicurezza, io sudo freddo e mi chiedo mai che pena dovrò pagare per aver fumato in stazione...per inciso ve lo dico, è proibito.
Puoi pisciare in stazione, puoi cagare in stazione, puoi sputare, dormire, vomitare, buttare tutta l'immondizia che vuoi ma non fumare! L'ho fatto presente ai poliziotti, che si sono fatti belle risate e poi tutti circospetti mi hanno fatto: "Non e` che c`hai una sigaretta europea?" Ma vaaaaaaaa! Cioè questo grullo voleva solo una sigaretta e quando gli ho mostrato le sigarette indiane (che sono identiche alle nostre tra l'altro..) deluso mi ha detto "Ohhh, no speravo sigarette italiane". Insomma chissà che c'è per lui nelle nostre sigarette...mah.
Poi quando hanno scoperto che viaggiavo da sola mi sono ritrovata con la scorta, tutti stì baffoni che mi circondavano e mi facevano sorrisoni, tutti uguali a Saddam.
Dovreste vedere che bello il paesaggio che cambia, dal paradiso del Kerala, ai campi coltivati a fiori del Karnataka, alle palme del Goa, agli imponenti alberi di Mombay ad adesso: un principio di "deserto" nel Madhya Pradesh. Terra secca a perdita d'occhio, con qualche cespuglietto.
Vedo a tratti carovane di vacche bianche e qualche coraggioso in bicicletta nel nulla più totale! La tundra calda! Non so perchè ma in tutto il vagone ci sono solo uomini musulmani e ad ogni stazione è tutto un Salam Aleikum e baci e su baci.Qui gli uomini sono molto affettuosi i tra di loro, si tengono la mano e si accoccolano mentre dormono, come gatti. Con me nello scomparto ci sono due fratelli del Bangladesh che mi difendono a modo loro e ogni volta che qualcuno fa per sedersi vicino al mio posto loro ribadiscono che quello ad una certa ora è il mio letto e quindi fuori dalle balle e tutti si inchinano e se ne vanno.
Alle dieci mi viene un sonno pazzesco e il treno è talmente pieno che c'è gente che dorme per terra e nelle giunture delle carrozze. Le luci si spengono, i ventilatori continuano con il loro ronzio infinito e io cullata dal vagone mi addormento come un sasso.
Quando nella notte fonda si sente un grido! Le luci si accendono, il treno si ferma, tutti si alzano e sbaraccano lenzuoli e marmocchi in tre secondi e corrono di qua e di la con una rapidità incredibile...
Quando nella notte fonda si sente un grido! Le luci si accendono, il treno si ferma, tutti si alzano e sbaraccano lenzuoli e marmocchi in tre secondi e corrono di qua e di la con una rapidità incredibile...
Io rimango impietrita e stringo il tascapane che ho nei pantaloni.
Ho pensato: cazzarola il Mullah Omar con la sua gamba di legno e il sidecar, i terroristi, gli integralisti, linotipisti, centralinisti...no! niente di tutto questo...
Ho pensato: cazzarola il Mullah Omar con la sua gamba di legno e il sidecar, i terroristi, gli integralisti, linotipisti, centralinisti...no! niente di tutto questo...
Tutti si sono placati in un momento. Chiedo ai bangla, già pronti per scappare "ma che è successo?" e loro
"fuori ci sono i banditi che vogliono rubare dai finestrini" (che sono sbarrati, tra l'altro), e probabilmente entrare, penso io, visto che i treni indiani hanno le porte sempre aperte, roba che ti puoi sporgere come una scimmia durante il viaggio o buttarti al volo come Indiana Jones.
E mi chiedo se c'era bisogno di scappare così, per andare dove poi? Nel deserto del Pradesh? Dove non ho visto acqua per kilometri e kilometri e il sole batte incessantemente per quattordici ore? Muori subito!
Così da questo eccitante momento il testosterone si è alzato e tutti hanno pensato di essere in un film di Jackie Chan e hanno parlato e discusso a voce alta con le luci accese nel cuore della notte.
Io sono l'unica che ha rispento la luce e saltuariamente mi alzavo e gridando dicevo "Cretini! deficienti! State zitti!" in italiano ovviamente, così solo per sfogarmi...
Dopo quarantadue ore di treno arrivo a Kolkata, caldissima e umidsissima e io ho una simpatica aggiunta di mestruazioni che non guastano mai. Riesco a prendere un taxi scamparlento guidato da un cinese che suda più di me e ha una maglietta sintetica, fatta, pare, con la gomma per le ruote delle macchine, volevo tanto consigliargli l'uso della canotta di cotone. Dopo un ora di incessante traffico e clacson assordanti arrivo nel pacifico quartiere dove ho preso una stanzetta. Trovata la casa, con il custode che dorme profondamente su una branda in giardino, salgo le scale, busso a malapena e mi apre una bella donna.
È la signora delle pulizie o qualcosa di simile suppongo. Mi mostra la stanza, io poggio la borsa e cado sul pavimento stremata. Respiro appena. Sono un mucchio di vestiti bagnati e occhi strabuzzati.
Dopo due ore sul pavimento del bagno, un sacchetto di glucosio puro e acqua a volontà mi sono ripresa.
Non ho mai patito tanto in vita mia. Non riuscivo più a muovere gli arti, il mio corpo non rispondeva ai comandi. Quando son tornata a vivere è tornata pure la padrona di casa. Una dolce signora, professoressa all`università di Kolkata, con la casa piena di interessantissimi libri e io la subisso di domande idiote e certe volte temo di romperle le palle. Ha un'adorabile cucciolo di labrador, di nome Gublu. È in quella amabile etàdove gli crescono i dentini, acuminati come punte di spillo che ti si conficcano nei polpacci.
Passa ore a leccarmi le gambe e la mia saggia mamma dice che gli animali quando ti leccano è perche ti stanno assaggiando, il passo dopo è mangiarti. Che dire, chiuderò a chiave la porta.
Ieri Shree (chiamo così la padrona di casa) mentre facevamo colazione mi ha guardato inquieta e mi ha chiesto con un aplomb very british "Flora, hai chiuso la porta del bagno?"
E io inquieta "No!" Corro nel bagno e trovo il cane più felice del mondo con il mio assorbente (usato ovviamente) in bocca, lo sbranava sbatacchiando la testa di qua e là.
È stata una gioia lottare con lui per riprendermi quel che rimaneva dell'assorbente ed estrarre pezzi di plastica e cotone dalla sua bocca e gola.
Gublu ha un'altra divertentissima usanza che è quella di infilarsi nel frigo. Se lo apri per prendere chessò l'acqua, lui ci si infila dentro e spinge il muso più forte che può nel cassetto della verdura e respira profondamente. Povero amore, è disperato, e quando lo sollevi per cacciarlo via ti guarda implorante e con gli occhi ti dice "no no no, non mandarmi via!"
Mi si spezza il cuore.
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